venerdì 5 giugno 2015

L'apoteosi di Cetto

Se ieri pensavo che il post  Il reddito della gleba sarebbe restato negli annali di Goofylandia, oggi penso che quel post non solo resterà negli annali di Goofylandia ma sarà ricordato per sempre come lo sdoganamento e l'apotesi dell'Uomo Chiunque.

Perché se un professore universitario che pubblica in fascia A e che sta nella nella world top 5% di IDEAS può scrivere un post pieno di "lievi imprecisioni" [ = sesquipedali cazzate secondo il dizionario goofysta] sulla MMT,  sulle costituzioni socialdemocratiche e su altre questioncelle di non poco conto, dimostrando di ignorare del tutto il fatto che forme di reddito di cittadinanza e/o di sostegno alle fasce sociali deboli sono presenti in tutta Europa da molti anni se non da decenni (salvo Italia e Grecia che, guarda caso, sono i due paesi che più di tutti hanno sofferto la crisi post-Lehman) e che tale questione nulla ha a che fare con la questione dell'€ ma è una semplice questione di civiltà, ebbene, se un professore universitario che pubblica in fascia A e che sta nella nella world top 5% di IDEAS può scrivere quello che gli passa per la testa, senza nemmeno studiare la materia, con un diluvio inarrestabile di paralogismi e di argomentazioni fallaci, allora chiunque, anche Cetto La Qualunque, potrà da ora in poi discettare a comodo suo di economia, Costituzione, socialdemocrazia ecc. ecc. e nessuno gli potrà dire che è un incompetente visto che i presunti competenti dimostrano di essere a loro volta degli incompetenti.

A questo punto è definitivamente chiaro che nell'universo parallelo di Goofylandia la serietà e la veridicità delle argomentazioni non contano, contano solo le sparate del Grande Capo dei Pippi e delle Pippe.





22 commenti:

  1. Mah, ho notato solo ultimamente che l' Homo Chiunquis in questione, prende, per così dire in prestito, concetti, citazioni, progetti dagli ospiti del suo blog; quando non sa che posizioni assumere in maniera definitiva scatena una sorta di brainstorming da cui poi estrapolare le argomentazioni che gli interessano. Al momento è contrario al RdC, ma non mi sorprendersi se cambiasse idea senza ovviamente ammetterlo.

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  2. Non credo cambierà idea al riguardo, E' interesse delle classi sociali delle quali è tramite mantenere un cospicuo serbatoio di manodopera inutilizzata.

    @Peter: forse sarebbe meglio dire il gran capo dei pippi e delle pippesse, vista la suscettibilità delle groupies al seguito del prof, che non ci mettono niente a sputarti sulla tomba. :-D

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    1. Per questo motivo, infatti, mi sono sempre trattenuto dal riferirmi al sito del prof, come il blog pipparolo, o meglio, dei pipparoli. :-)))

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  3. Dalla pagina FB Er Ducetto De Pescara

    Or vuol fare anche il partito
    “mai lo volli e lo vorrò”
    per anni e anni ha strepitato
    Del credibile er ducetto
    è l'esempio conclamato

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  4. Ma sta storia che il progresso tecnologico aumentarebbe la disoccupazione da dove nasce? No perché notoriamente nei paesi tecnologicamente avanzati la disoccupazione è su livelli elevatissimi mentre in quelli più arretrati sono tutti occupati e c' è meno disuguaglianza vero? La società degli straccioni di Stirneriana memoria.
    Adesso ci si mette anche Sollevazione con un articolo di un lettore fisso di questo blog.
    Ovviamente poiché il progresso tecnologico va avanti da circa 200.000 anni se non più, dobbiamo pensare che preistoricamente e storicamente la disoccupazione abbia ormai raggiunto progressivamente il 2000% di disoccupazione.
    Anche l' introduzione della patata nella dieta europea causò un incremento mostruoso della popolazione perchè si aveva più tempo per trombare visto che a parità di potere calorico con la rapa erano necessarie meno ore lavorative secondo la nota equazione : più patate=più disoccupati=più trombate=più figli.

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    1. Noto con piacere che il tuo commento, caro Ippolito, è perfettamente in linea con lo spirito di questo post, impostato su un personaggio ridanciano come Cetto Laqualunque.
      Anche se poi gli atteggiamenti di chi si comporta come lui, in base a motivazioni evidenti, sono viceversa molto tristi.

      Non credo sia questa grande scoperta il rilevare che il percorso intrapreso nella nostra epoca dall'evoluzione tecnologica segua due direttrici principali, dato che sono molto ben evidenti.
      Da un lato abbiamo la sostituzione del lavoro umano con quello eseguito dalle macchine, il che non è un male in assoluto, anzi. Dal momento che l'uomo, sollevato dalle occupazioni più pesanti, avrebbe la possibilità di dedicarsi ad attività, diciamo così superiori. Come ad esempio l'affinare il pensiero filosofico, con l'obiettivo di una forma più evoluta di civiltà e convivenza sociale. Oppure elevare il proprio livello culturale, sperimentare nuove applicazioni del proprio intelletto e delle proprie capacità e così via. Tutte cose che favoriscono non solo il progresso sociale, ma più in genere l'ambiente in cui viviamo.

      Dall'altro lato, però, vediamo che le tecnologie di cui sopra hanno costi che non solo sono elevatissimi, ma anche in continua crescita, il che le pone alla portata di élite sempre più ristrette. Dimodoché queste, una volta estromesso definitivamente lo Stato dal settore economico, finiscono con il detenere il monopolio del settore.
      Ne consegue che la ricchezza enorme, e senza precedenti nella storia, prodotta da tale progresso e dalle macchine che ne rappresentano la conseguenza non viene più distribuita su una base ragionevolmente ampia di individui e di classi sociali, ma viene sempre più trattenuta all'interno di vere e proprie enclave di privilegiati che, con l'imporsi e l'evolversi di questo modello, diventano sempre più esclusive. E in quanto tali accumulano un potere sempre maggiore, proprio in funzione del monopolio che esercitano tanto sul progresso tecnologico quanto sulle attività produttive.
      E' evidente che in condizioni simili si vanno a sgretolare le basi stesse della società come noi la conosciamo. Così il processo di pauperizzazione partito dalle classi inferiori si estende man mano a quelle intermedie e oltre, che vengono anch'esse ridotte a manodopera inattiva e soprattutto espropriata del suo potere di acquisto e della facoltà di decidere liberamente della propria realtà e del proprio futuro.
      Con l'affermarsi di questo fenomeno si ha una progressiva caduta della domanda, che di pari passo al rendere sostanzialmente inutile una quota sempre maggiore di comparti produttivi, comporta anche che la gran parte delle ricchezze detenute dalle classi monopolistiche di cui sopra trovino sbocco via via più esclusivo all'interno dei mercati finanziari e dei loro meccanismi di riproduzione del denaro dal denaro, che finiscono così con il diventare essenziali. E andando in questo modo a rendere ancora più distruttivo e dilagante il processo di pauperizzazione visto in precedenza.

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    2. Non a caso, le classi sociali che ne traggono vantaggio, si sono preoccupate prima di tutto di togliere allo Stato qualunque potere di contrasto nei confronti di tale processo, proprio perché era l'unico che vi si potesse opporre in maniera efficace, ottenendo anche di rendere sempre più ininfluente ed effimera quella che un tempo si definiva sovranità popolare.

      Ecco perché al progresso tecnologico quale noi lo conosciamo, non ha senso alcuno paragonare le condizioni appartenenti a un passato che più che remoto è ormai del tutto dimenticato e soprattutto privo di qualsiasi addentellato con la realtà attuale, proprio come la rapa da te menzionata lo ha con il personal computer. Anche se sono molte le teste di rapa che adoperano tali macchinari.
      E più di tutto eccoci al perché è assolutamente necessario che al progresso tecnologico che ha finalmente sollevato l'uomo dalla schiavitù del lavoro si affianchi un progresso sociale altrettanto rapido, se non di più, e diffuso capillarmente.
      In caso contrario, invece di essere sollevato da tale schiavitù e poter dedicare le proprie capacità al miglioramento generale delle condizioni del pianeta, l'uomo si ritroverà in una schiavitù ancora peggiore e, invece di incamminarsi verso il progresso della civiltà si ritrova precipitato in un nuovo medioevo. Nel quale a quantità sterminate di persone sul lastrico si contrappone una élite ristrettissima ma dalle possibilità pressoché illimitate, che in quanto tale ha acquisto persino il potere di vita e di morte su tutto e tutti.

      P.S.
      Proprio nella recisa negazione non di capire, ma persino di prendere in considerazione concetti tutto sommato semplici, dato che sono alla portata persino di un emerito nessuno come me, si contempla la tragedia politica, ideologica, intellettiva e personale della sinistra storica.
      E' in questo modo che ha rinnegato la propria base di consenso per ridursi volontariamente a strumento nelle mani delle élite.
      Dopo averla usata fino in fondo per i propri interessi, è evidente che queste non potranno far altro che avviarla al percorso del materiale diventato obsoleto, gettandola come merita nel cassonetto delle immondizie della storia.

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    3. La tua analisi è un falso storico, pur considerando che il 2026 di Metropolis è ancora lontano non capisco perché l' evoluzione del progresso scientifico e tecnologico dovrebbe far pendere definitivamente lo scontro di classe verso la sconfitta delle cosiddette classi subalterne.
      Il problema delle elite intellettuali italiane è costituito da un fatto storico filosofico decisivo: il nostro paese è stato solo sfiorato dal positivismo, non è riuscito ad elaborarlo e superarlo conservandone solo gli aspetti positivi perché definitivamente sterilizzato dalla vittoria, dal punto di vista della egemonia culturale, di Croce e Gentile su Federigo Enriques con conseguenze catastrofiche sulla organizzazione del sistema scolastico italiano. Noi siamo figli di quella sconfitta e la tua interpretazione storica e proiezione fantascientifica ne è la prova.

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    4. OK, Ippolito, diamo per buone le tue citazioni.
      Sono tanto dotte quanto sprovviste di qualunque addentellato con le questioni di cui stiamo parlando, ma fa niente.
      Anche se, in mancanza di altre argomentazioni che non siano "io non credo che..." è proprio in base ad esse che arrivi a tacciare la mia analisi di essere falsa e fantascientifica.
      Dunque, in maniera palesemente pretestuosa.

      Allora vediamo.
      E' noto che l'UE indulge nel calcolare il numero di disoccupati sul suo territorio approssimandolo per grande difetto. Tanto è vero che, per quanto riguarda la Germania, chi lavora solo 4 ore in un mese viene escluso dal conteggio.
      Scopo evidente è quello non dico di nascondere, che sarebbe impossibile, ma di minimizzare l'emergenza sociale dei senza lavoro, che guardacaso ha luogo proprio laddove la sperimentazione del predominio delle élite tecnocratiche raggiunge il suo apice.

      Bene, se prendessimo i disoccupati della zona euro e li mettessimo uno dietro l'altro distanziandoli di 1,6 metri, si formerebbe una fila capace di coprire l'intera circonferenza della terra.
      Se per caso includessimo nel conteggio anche le persone come moglie figli costrette a vivere le conseguenze di questo dramma sociale preordinato in maniera tanto cinica quanto accurata, la fila in questione non solo sarebbe formata da persone strettamente addossate l'una all'altra, ma persino la circonferenza dell'intero pianeta non basterebbe più per contenerla.
      Malgrado, si badi bene, sia formata solo dai disoccupati dell'area UE, le cui condizioni di vita generali sono notoriamente migliorate moltissimo nel corso degli ultimi 20 anni.

      Detto questo, è talmente vero che il progresso tecnologico se disgiunto da quello sociale non crea regresso a condizioni di vita peggio che medievali, che nei paesi dove si concentrano le produzioni inerenti le tecnologie elettroniche destinate ai prodotti di largo consumo, Cina, Taiwan, Vietnam ecc., i lavoratori non sono soltanto ridotti a condizioni di schiavitù, ma sono costretti persino a trascorrere tutta la loro vita all'interno delle fabbriche, dato che i tempi di spostamento casa-lavoro danneggerebbero in modo intollerabile l'efficienza del ciclo produttivo.
      Questo è davvero un bell'esempio di progresso sociale.

      Per quale motivo si nega disperatamente la sua esistenza, e quindi l'evidenza? Per fare in modo che le sue vittime future, quelle che verranno sacrificate al moloch produttivistico quando il suo modello di massima efficienza sarà inevitabilmente dilagato fin qui, prendano coscienza di quanto le attende. E dunque si lascino condurre al sacrificio docilmente, proprio da quelle sinistre storiche fattesi serve delle classi dominanti e proprio allo scopo hanno messo le necessità inerenti a competitività ed efficienza in cima alla loro agenda, rinnegando completamente il loro patrimonio in termini di ideali e valori.
      Il che tra l'altro spiega anche perché quando non si parla di competitività ed efficienza, i suoi esponenti non riescano a far altro che a balbettare frasi sconnesse e prive di senso, ma gonfie di retorica e presunzione.

      Dato che stiamo parlando di sinistre che per convenienza si sono fatte serve dei padroni, facciamo un altro esempio, che spiega ancor meglio come la questione progresso tecnologico vs. progrersso sociale nella sua accezione attuale non è questione di oggi o del futuro, ma data già diversi decenni addietro. E soprattutto che se non affrontata nel modo dovuto porta a una regressione delle condizioni di vita non solo di chi ne vi è legato direttamente, ma dell'intera comunità

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    5. Tanto per dimostrare ulteriormente che il progresso tecnologico se non controbilanciat0 dal progresso sociale causa esclusivamente regresso generalizzato assieme all'arricchimento si élite ristrettissime, nel momento in cui la Fiat tramite le sue ditte satelliti si ritrovò in posizioni d'avanguardia nei sistemi di costruzione automatizzata del settore automobilistico, si pose il problema del licenziamento delle migliaia e migliaia di lavoratori che quei sistemi sarebbero andati a sostituire. Permettendo il conseguimento di profitti impensabili nel passato, che ovviamente non si aveva alcuna intenzione di redistribuire.
      Tra l'altro, quegli impianti sarebbero andati a operare proprio nei settori, come quello della lastratura, dove maggiore era la politicizzazione dei lavoratori. Non solo perché è l'esperienza di vita a creare la coscienza di classe, ma anche perché essendo i settori nei quali più dura era la sopravvivenza materiale, proprio li erano spediti i lavoratori scomodi, quale rappresaglia padronale nei confronti di chiunque non stesse zitto e a testa bassa.

      Le conseguenze di quelle scelte aziendali furono un'ondata di scioperi senza precedenti, alle quali si decise di porre fine mediante il pretesto più clamoroso nella storia dei rapporti industriali, passata alla storia come la marcia dei 40.000.
      Ovverosia 40.000 impiegati, anche se sul loro numero e composizione ci sarebbe molto da discutere, dei quali l'azienda si servì, con la complicità di sindacati e partiti politici, primo di tutti quello capeggiato da San Enrico Berlinguer, che decisero di mostrare tutto il cinismo, l'assenza di solidarietà o meglio il totale menefreghismo per la sorte di quei lavoratori che fino al giorno prima avevano permesso loro di portare a casa lo stipendio.
      Già, perché senza chi costruiva materialmente automobili e camion, difficilmente ci sarebbe stato bisogno di impiegati amministrativi.
      I quali erano talmente egoisti e idioti, qualità che spesso vanno di pari passo, da non capire neppure che senza il sottostante rappresentato dalle tute blu che stavano contribuendo a buttare in mezzo alla strada, in breve tempo anche di loro non ci sarebbe stato più bisogno.
      E infatti negli anni successivi anche il loro numero venne progressivamente decurtato.
      Lasciamo perdere il comportamento ignobile dei sindacati, che nelle assemblee dei lavoratori diedero per vincenti le mozioni filo-padronali votate solo da una ridotta minoranza, dato che qui la colpa è dei lavoratori stessi, che non li hanno tirati giù dal palco e servito loro il trattamento che meritavano.

      Tra l'altro quello fu il primo capitolo non solo del ridimensionamento della Fiat, ma proprio del processo di smantellamento del sistema industriale ed economico che ha portato il paese alle sue condizioni attuali.

      Ora, Ippolito, quelli che hanno le tue stesse posizioni stanno facendo lo stesso identico gioco dei 40.000 cerebrolesi che credevano salvare il posto di lavoro dalla minaccia portata dagli scoperanti lazzaroni e scansafatiche, senza manco capire che una volta venute meno le fondamenta rappresentate dalla presenza operaia in azienda, la loro sovrastruttura si sarebbe trovata con il nulla sotto.

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    6. Come vediamo, ciò pone in tutta la sua drammatica evidenza non soltanto che il progresso tecnologico se non adeguatamente bilanciato da un progresso sociale che vada almeno di pari passo porta fatalmente al regresso delle condizioni di vita, ma anche che esiste una quantità di persone che nel negare questa realtà tanto palese non solo va contro i propri interessi, ma compie anche compiere un'azione ben precisa.

      Al riguardo non voglio fare riferimento agli esempi luminosi che hai ritenuto di tirare in ballo, dato che non ne sarei all'altezza, ma a un semisconosciuto scrittore inglese, che quindi ha una fama decisamente più modesta dalle nostre parti. E non credo sia un caso.
      Sto parlando di tale George Orwell, che ha descritto la prassi del cosiddetto bispensiero. Viene compiuta dalle persone che prima mentono a sé stesse, negando con tutte le proprie forze l'esistenza di cose che sono li di fronte ai loro occhi, e poi si ingannano una seconda volta rifiutando di ammettere con sé stesse di aver mai compiuto l'operazione precedente.
      Proprio sul condizionamento volto a imporre l'utilizzo continuativo di tale forma mentale sulla parte della popolazione ritenuta decisiva ai propri scopi, una forma degenerata di socialismo riuscì a imporre e poi a mantenere il proprio potere assolutistico.

      Ecco Ippolito, commenti come il tuo, per tacere pietosamente del resto, sono proprio l'esempio di quanto il bispensiero sia praticato anche qui da noi.
      Con il suo impiego ci si possono raccontare tutte le fandonie che fanno più comodo. Così da diventare ottimi gregari delle élite, che contano proprio su persone provviste della stessa buona volontà per imporre un modello di dominio che nei loro piani hanno studiato al fine di renderlo irreversibile.

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    7. P.S.
      Dimenticavo questo
      http://en.people.cn/business/n/2015/0504/c90778-8886783.html

      Parla di una fabbrica cinese in cui la manodopera non c'è più. E' sostituita da macchine. Dei 2000 lavoratori che impiegava ne resteranno 200, per usare software di sistema e di gestione.

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    8. Ti devo fare i complimenti per l' analisi storica della marcia dei 40000 colletti bianchi, per capirci, ricordo solo che il ruolo "riformista" di Luciano Lama fu ancora più decisivo di quello di Berlinguer che all' epoca era in tutt' altre faccende affaccendato salvo poi risvegliarsi giusto in tempo per preparare la batosta del referendum sulla scala mobile, sempre "aiutato" da Lama.
      Per tornare all' oggetto del contendere devo ricordati che le grandi crisi occupazionali hanno sempre seguito immediatamente le grandi crisi finanziarie e non le rivoluzioni tecnologiche. Tutto il resto sono solo chiacchiere per accusare, non senza qualche ragione per carità, di egoismo la fascie sociali intermedie.
      La scomparsa del proletariato nelle società neocapitaliste e soprattutto nelle socialdemocrazie europee ha complicato non poco il quadro sociale, accompagnato da un progresso scientifico e tecnologico tumultuoso la disoccupazione ha raggiunto livelli così bassi da richiedere anche l' impiego di manodopera femminile, consentendo ai figli di coppie con doppio salario di "elevarsi" verso una borghesia diffusa e benestante, un quadro inaccettabile da chi ritiene che il mondo debba essere più disuguale ed è insofferente verso i parvenus in ogni classe sociale.
      Lo scopo del capitalismo moderno non è l' appropriazione dei mezzi di produzione e l' uso esclusivo dei loro prodotti, bensì la creazione di un neoproletariato che ristabilisca l' ordine mondiale delle classi sociali ricacciando in fondo chi vive di solo lavoro e non mi riferisco solo agli operai. Un ordine di origine medioevale disturbato dalle rivoluzioni borghesi e dalla nascita dei sogni comunisti di inizio secolo.

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    10. Diciamo che Lama come vertice del sindacato era il primo firmatario dell'accordo mediante il quale alla revanche padronale si era garantito il successo migliore.
      Da che mondo è mondo, comunque, in CGIL mai si è mossa una foglia e ha volato una mosca in assenza dell'imprimatur del suo partito di riferimento, all'epoca il PCI.
      Pretendere che Berlinguer non sapesse nulla della cosa è fargli prima di tutto un grave torto, dato che si raffigura come il classico inetto che in quanto tale nulla sa di cosa avviene tra i suoi sottoposti.
      Inoltre, chiunque tenti di far passare quell'immagine non fa che convalidare il pretesto berlusconiano portato avanti per un ventennio, secondo il quale egli non era colpevole degli intrallazzi compiuti nelle sue aziende perché fatti dai suoi luogotenenti a sua totale insaputa.
      Insomma, sarebbe stato semplicemente un "mero possessore", come Berlinguer era un "mero segretario di partito"..
      Tuttavia, se questa versione dei fatti per te è credibile, non posso far altro che dire contento te...

      Vedo infine che riguardo agli elementi che ho portato a sostegno della mia tesi, ancora una volta hai preferito glissare piuttosto che entrare nello specifico.
      Al riguardo, allora, in merito alla tua analisi del capitalismo moderno, credo di poterti suggerire di fare maggiore attenzione. In particolare a non confondere i suoi scopi con gli strumenti mediante i quali intende perseguirli.

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  5. Dalla pagina FB Er Ducetto De Pescara

    Poi è musico distinto
    e ballerino assai provetto
    non ha proprio alcun rivale
    nel più audace piroetto

    Tarantelle e saltarelli
    danza con gran cerimonia
    per la gioia del seguace
    che vuol bersi ogni fandonia

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  6. Poi ti rispondo Clack, prima devo studiare un " insulto" raffinato almeno quanto il tuo.
    Nel frattempo duro attacco di un certo Sandro Cercato a Fraioli sul BlogghIllo: tentativo di riavvicinamento per interposta persona o semplice insulto scomposto?

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    1. Non avevo alcuna intenzione di insultarti, né in maniera raffinata né in altro modo. Ferma restando la mia valutazione riguardo alla sinistra storica, che a un certo punto della sua storia non è riuscita a trovare di meglio dal correre in soccorso delle classi dominanti. Le quali sono notoriamente abituate a servirsi di quanto gli torna utile, per poi inviarlo in discarica dopo l'uso, con tanti saluti.

      Del resto nel momento in cui qualcuno decide in piena coscienza di comportarsi in un certo modo, chi quel comportamento si limita a rilevarlo non può certo essere accusato di insultare, anche se in determinati ambienti si è convinti del contrario.
      Ovvero si crede di poter fare quel che si vuole e se qualcuno si azzarda a fiatare si è convinti di zittirlo tacciandolo di insulto. Comportamento provocatorio, oltreché decisamente puerile, che rispecchia ancora una volta il tragico crollo di valori, di dignità e di coscienza di un'intera area politica. Ritenendo di trovarsi di fronte alla prospettiva di continuare a perdere alla guida del proprio elettorato storico, ha preferito passare armi e bagagli dalla parte dei vincitori, anche se nel ruolo tipico dei maggiordomi.

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    2. Insulto l' ho messo tra parentesi, pensavo solo tu volessi essere sarcastico.

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  7. Hahahahh il post del Ceccato spazia dal feticismo di chi guarda "le ore" e si faceva le seghe sulle copertine degli Lp, a non ben specificate "carenze filologiche" dicitura che fa fine e non impegna...ahhahahh
    Non poteva che concludersi così: Io ammiro molto la sua pazienza, calma e controllo delle emozioni" evidentemente riferito ad ILLO.

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    1. Questo tipo mi ha scritto in un commento che io devo avere qualche disturbo mentale. E ciò perché ho deciso di pubblicare solo i commenti di chi, a mio insindacabile giudizio, ha un profilo pubblico atto ad identificarlo (al netto di errori, sempre possibili). Si tratta di una MIA scelta editoriale, che si può anche non condividere (come non la condivide Ippolito Grimaldi) della quale mi assumo la responsabilità nonché il costo, più che probabile, di veder crollare le visite e diventare così una voce ancora più ininfluente di quanto già sia.

      Francamente me ne infischio.

      La cosa buffa è che vada a lamentarsi da Illo. Sono curioso di vedere se gli risponde, e in che termini.

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