giovedì 4 giugno 2015

Delirio peskarese

Oggi il Grande Capo dei Pippi ma anche Mega Direttore Galattico-Gran Maestro-Guru-Profeta nonché Highlander ha pubblicato un post che resterà negli annali di Goofylandia : Il reddito della gleba

Che il Grande Capo dei Pippi fosse contrario al reddito di cittadinanza ("un'operazione demagogica e squallida dal punto di vista politico")  lo avevamo già visto nel post La socialdemocrazia pariolina ed in quella occasione avevamo messo in luce alcune contraddizioni del Bagnai-pensiero (pensiero per modo di dire).


Ma oggi il Grande Capo dei Pippi è tornato sull'argomento [sarcastic mode on] con il suo solito stile garbato, pacato e sereno [sarcastic mode off] dispensando perle di saggezza di cui, a dire il vero, non sentivamo la mancanza.

La tesi principale del Nostro è che

La retta della finanza internazionale passa per questi tre punti:
1) difesa dell'euro (o meglio ancora critica fasulla), inteso come punto culminante della piena liberalizzazione dei movimenti di capitali (utili idioti disposti a difendera se ne trovano a mazzi, come ormai avrete capito);
2) adozione di una legge elettorale liberticida;
3) reddito della gleba (perché comunque i poveracci non puoi solo bastonarli, altrimenti poi lavorano male).

Il reddito di cittadinanza è secondo il Nostro la mancia, una sorta di  reddito della gleba, che la finanza eurista ( di cui, a suo dire, sarebbero complici i memmettari, gli ortotteri ed i piddini ) vuole dare alla plebaglia per tenerla buona.

Ma  il Nostro, richiamandosi alla Costituzione, sostiene che gli Italiani non voglio [sic] la mancia , vogliono un lavoro, perché è loro diritto averlo.

Gli si può dare torto ? No, è vero, gli Italiani  non vogliono la mancia , vorrebbero un lavoro, perché è loro diritto.

Come fare ? Beh, il Nostro nel post non lo dice ma lui la ricetta ce l'avrebbe  :  se usciamo dall'€ il Nostro promette un milione di posti di lavoro.

Ve lo ricordate Silvio ? Ebbene anche Alberto firmerebbe la promessa su una scrivania di ciliegio, almeno così ha detto alcuni mesi fa.


Ma mentre aspettiamo che l'€ crolli o che l'Italia esca dall'€ e che il Grande Capo dei Pippi ma anche Mega Direttore Galattico-Gran Maestro-Guru-Profeta nonché Highlander diventi Presidente del Consiglio o Ministro Plenipotenziario dell'Economia che si fa ?

Il Profeta è contrario al reddito di cittadinanza per come viene proposto dal M5S o in linea di massima è contrario a qualunque forma di reddito di sostegno o reddito di sussistenza o reddito minimo per le fasce sociali deboli ? 

Un commentatore su Goofy glielo ha chiesto esplicitamente ma il Profeta per ora non ha risposto e forse non risponderà perché secondo il Profeta con l'€ non si può fare nulla : gli Italiani che vorrebbero un lavoro ma non riescono ad ottenerlo devono aspettare che l'€ crolli o che l'Italia esca dall'€. Nell'attesa, per loro niente lavoro e niente reddito di cittadinanza. Questo è il succo della socialdemocrazia pariolina.


P.S. Per quel che mi riguarda sto per inviare al Profeta la seguente domanda :

Prof,
prima del 4 viene il 3, giusto ? Prima dell'art. 4 in Costituzione c'è l'art. 3, dico bene ? Secondo Lei i principi fondamentali che vengono fissati nell'art. 3 precedono i principi fissati nell'art. 4  per puro caso o tra i due articoli c'è un ordine gerarchico ?

Verrà pubblicata ?



42 commenti:

  1. Tempo perso, Peter.
    Oggi il prof. ha toccato il fondo e ha dimostrato che tra lui e il primo Mario Monti che capita non c'è differenza, se non negli atteggiamenti. L'ideologia di fondo è la stessa.

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  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  3. E poi ecco gran trovata
    presto, via all'associazione!
    Modo spiccio a convogliare
    generosa donazione

    Tanto pieno è di sé stesso
    che fa il goofycompleanno
    se ci alza qualche sgheo
    non è certo grosso danno

    Lesti corrono i fedeli
    verso il luogo convenuto:
    “er ducetto dice messa!”
    Alla mano il contributo

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  4. La cosa grave è che nel pezzo Illo sostiene che il RdC piace anche alla Mmt, quando invece la Mmt è del tutto contraria e vuole i piani di lavoro garantito. Lui lo sa benissimo ma mente deliberatamente per sputtanare qualsiasi concorrente al ruolo di leader del movimento noeuro. Rivoltante.

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    1. Non seguo molto la mmt, per cui chiedo se hai qualche link e, soprattutto, se c'è consenso vasto tra di essi sui PLG e come li intendono. In tal caso rettificherei il contenuto di questo mio commento sull'Illoblog.

      In particolare, sarebbe interessante sapere, con la dovuta certezza, se gli mmters propongono i PLG a valle dell'uscita dall'euro, considerata come premessa assolutamente inderogabile, oppure se stiano ciulando nel manico.

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    2. In "Il più grande crimine", scaricabile in pdf, ci sono numerosi riferimenti alla piena occupazione.
      Al riguardo almeno Barnard spiega come intenderebbe attuarla.
      Viceversa i pienoccupazionisti de' noantri non spiegano né quello e neppure in quanto tempo ritengono la si potrebbe raggiungere e a quali costi.

      Credibbbiliiiii......

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  5. Per Fiorenzo
    http://memmt.info/site/programma/

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  6. Fiorenzo, hai letto quello che ILLO ha scritto su Twitter ?

    "Sono stato ostracizzato in nome della purezza etnica marziana. Per collaborare voglio garanzie."

    In estrema sintesi : se gli giurate obbedienza totale ed incondizionata, ILLO vi ripiglia nel suo recinto.

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    1. Intanto i marziani non sono i marxisti dell'Illinois. In secundis, putacasomai ti riferissi a me (che cmq non sono dell'Illinois) ti ricordo che in politica giurano obbedienza i rincalzi, non i corsari. Anche gli arsiani lo sanno, che più di qualche corsaro l'hanno perso proprio per la pretesa dei giuramenti al capo.

      Questo ficcatelo bene in testa da ora e per sempre. Cheese...;-)

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    2. Fiorenzo, mi sono limitato a riferire le condizioni che pone ILLO per ottenere il suo perdono e la sua protezione.

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    3. Sì certo, solo che questo tuo modo di parlare di condizioni declinandole solo ed esclusivamente sul piano psicologico è fuorviante. Illo potrà pure essere stranuccio, ma è ovvio che se si parla di alleanze in politica allora il concetto stesso di obbedienza non ha significato alcuno. In politica un'alleanza è un contratto. Punto.

      Io capisco che tu voglia sempre metterlo in cattiva luce (se lo merita) ma da qui a pensare che sia così scemo da esigere atti di sottomissione politica... bè, non arrivo ancora a penZarlo. Se poi dovesse farlo, allora vorrà dire che, ancora una volta, non ho avuto la capacità di comprendere un abisso di infelicità. Mi è già capitato, purtroppo, e so che è un mio limite: penso sempre che le persone siano più o meno serene come, per fortuna, sono sempre stato io.

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  7. Per marziano intende il pianeta rosso?
    È una richiesta di inciucio o di resa?

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  8. Cmq sta storia, come ha già sottolineato Pierre, che MMT sosterrebbe il RdC è proprio una menzogna gigantesca.

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  9. http://www.sicilia-memmt.info/?p=2180

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  10. Che gli MMT abbiano sempre sostenuto la piena occupazione e non l'RdC lo sanno persino i sassi.
    Davvero non si capisce se sia una semplice cantonata, che a me sembra assurdo, per quanto una smisurata fiducia in sé stessi a volte può giocare scherzi simili.
    D'altra parte se fosse un tentativo di screditare ulteriormente il movimento creato da Barnard sarebbe ancora più maldestro. Come si può dare per certo che non ci sia neppure un fedele abbastanza puntiglioso da prendersi la briga di verificare? Ed eventualmente come si ritiene di indurlo al silenzio, con la minaccia della consueta violenza verbale, con quella di farlo diventare zimbello del popolo dei Pippi o peggio di escluderlo per sempre dal cerchio magico degli ammessi a postare commenti nel blog goofynomico? Si potrebbe contare infine sull'autocensura di chiunque se ne accorga, ipotesi ancora più deprimente delle altre.
    C'è per caso qualcuno che ha verificato se tra i commenti è stato fatto notare l'errore?

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    1. Io leggo questo passaggio nel doc linkato da Ippolito:

      «Quindi, anzichè dare un reddito costante a tutti i cittadini, è meglio concedere loro il diritto al lavoro, se lo desiderano (se non vogliono o non possono, che percepiscano un reddito minimo – di minor entità rispetto a chi lavora).»

      La frase in grassetto corsivo me la dovresti spiegare meglio...

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    2. Caro Fiorenzo, sono lusingato che tu chieda delucidazioni a me, ma non ho contatti di nessun tipo con l'MMT nazionale e tantomeno con quello siciliano.
      Quello che mi sento di dire, da persona che ha letto con una certa attenzione gli scritti di Barnard, è che in essi si è fatto sempre riferimento alla piena occupazione proprio come conseguenza diretta, o meglio fine primario della Modern Money Theory.

      Poi sappiamo bene come è andata a finire tra il giornalista e i gruppi MMT, che lui ha sconfessato pubblicamente più volte.

      Facciamo così: diciamo che ho sbagliato a scrivere "gli MMT" se lo si intende nel senso di gruppi quali sono attualmente, mentre avrei dovuto dire la MMT volendo indicare la teoria economica.
      OK?

      Giacché ci sono, approfitto dell'occasione per un breve commento riguardo al tuo post sull'RdC di oggi, in cui concludi che se lo si vuole ci si tiene l'euro.
      Curiosamente Rinaldi la pensa in modo del tutto opposto e pochi giorni fa ha scritto che riconoscere l'RdC non è possibile fino a che c'è l'euro.

      Sempre riguardo al tuo post, mi sembra che tu abbia tenuto in considerazione forse minore del necessario un elemento che per me ha grande importanza, ovvero il fatto che quando il progresso tecnologico corre troppo di più rispetto a quello sociale si creano squilibri tali da causare un regresso sostanziale dei valori di libertà ed uguaglianza affermatisi in conseguenza della rivoluzione francese, nonché per ciò che concerne l'equità sociale.

      Vorrei chiederti infine in che maniera i concetti che hai affrontato in quel post si conciliano con l'emancipazione delle classi lavoratrici e subalterne, che immagino resti uno degli obiettivi principali per chi, come noi, immagino si riconosca nei valori di solidarietà e, appunto, equità sociale.
      Grazie dell'attenzione.

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    3. P.S.
      Rileggendo meglio, mi sembra comunque che anche per gli MMT siciliani l'ipotesi primaria siano i PLG, al di là di quello che dicono in parentesi.

      Dal mio punto di vista, comunque, l'accanimento contro l'RdC proveniente da qualunque posizione, sta a significare che, per forza di cose, un 50% almeno degli attacchi che vengono mossi al provvedimento deve avere motivazioni inesistenti o peggio pretestuose.
      Temo di individuarle nel terrore della politica consociativa tradizionale nei confronti del rinnovamento che volenti o nolenti è rappresentato dai 5S.

      Al riguardo resto dell'idea che chiunque sia contrario all'RdC e sostenga invece i PLG, dovrebbe quantomeno spiegare nel dettaglio come intende attuarli, su quale percentuale della popolazione sarebbero realmente efficaci, in quanto tempo si ritiene di farli arrivare a regime e quale sarebbe il loro costo.

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    4. Questa sera avrò un incontro personale con esponenti organici ad MMT Piemonte, chiederò loro di intervenire in questo blog se siete d' accordo.

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    5. Ogni intervento è il benvenuto. Almeno per me.

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  11. Ciao a tutti. Volentieri intervengo, su segnalazione di Ippolito, sulla questione "Reddito di Cittadinanza (RdC) vs Piani di Lavoro Transitorio (PLT) vs MMT". Proverò a dare qualche info in più, sperando di toccare tutti i punti essenziali; volendo approfondire la letteratura non manca, sia accademica che non.

    La MMT è contraria al RdC, se inteso come un sussidio pubblico dato a chiunque senza pretendere lavoro in cambio; per molte ragioni, sia tecniche che etiche.
    Attenzione però a non confondere il RdC con le indennità per malattia, disabilità, vecchiaia e altre motivazioni; quelle sono certamente accettate (suppongo sia ad esse che si riferissero, magari non abbastanza chiaramente, gli amici siciliani), e oggetto di discussione politica.

    Da sempre la MMT propone invece i Piani di Lavoro Transitorio (o "Garantito", ma è meno corretto), cioè essenzialmente un posto di lavoro finanziato dallo Stato per chiunque voglia lavorare e sia in grado di farlo, con un salario dignitoso. Dietro all'acronimo PLT si nascondono in realtà molti dettagli importanti, e molte considerazioni da fare, per ottenere non "solo" la piena occupazione, ma anche effetti positivi (affatto scontati) per l'economia nel suo complesso e i lavoratori in generale. Essenzialmente i PLT sono lo strumento MMT per ottenere al contempo piena occupazione E stabilità dei prezzi.

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  12. Nei PLT:
    - Il salario orario dei lavoratori è fissato ad un valore dignitoso: diventa così àncora per i prezzi, e non andrà più modificato pena un aggiustamento dei prezzi; andrebbero anche garantite condizioni lavorative adeguate e tutte le garanzie di un posto di lavoro ben tutelato. Così facendo, essi porrebbero "de facto" lo standard minimo per ogni posto di lavoro nel Paese.
    - Il numero di lavoratori PLT non va vincolato, lo Stato deve poter assumere chiunque desideri un posto di lavoro: nei periodi di crisi il numero dei lavoratori PLT aumenterà, mentre diminuirà nei periodi di boom economico (in cui il settore privato si espande e assume lavoratori dai PLT offrendo quantomeno un salario e/o condizioni lavorative migliori).
    - Lo Stato consente "libero ingresso" e "libera uscita" dei lavoratori PLT, ossia non rivaleggia col settore privato per mantenere nei PLT questi lavoratori: essendo emettitore monopolista della valuta la sua capacità di spesa è illimitata, quindi sarebbe sempre in grado di vincere; ma potrebbe causare effetti negativi sul resto dell'economia. Ciò non significa però che "tutto è concesso" ai lavoratori PLT, ossia sarà comunque preteso un certo grado di correttezza.
    - I PLT non sostituiscono il pubblico impiego "tradizionale", ma sostanzialmente vi si affiancano in modo permanente. Ci si ricordi però che il numero di lavoratori PLT è liberamente variabile, quello dei dipendenti pubblici no.
    - I PLT dovrebbero essere organizzati in modo decentralizzato: lo Stato centrale finanzierebbe i programmi, che andrebbero però gestiti da molti soggetti per far sì che si inneschi concorrenza tra i differenti PLT, favorendo la realizzazione delle migliori condizioni possibili per i lavoratori ivi impiegati. La gestione potrebbe ad esempio essere affidata ad enti locali, associazioni, organizzazioni di vario tipo; si farebbero svolgere lavori d'interesse pubblico, e/o che per il settore privato non siano convenienti/sostenibili. Certamente su questo punto vi è ampio spazio di discussione politica.

    Riguardo l'introduzione dei PLT, è necessario che vi sia un certo grado di sovranità monetaria. Rimanendo nel sistema euro, dovrebbe essere la BCE a finanziarli direttamente, oppure a garantire (senza limiti, per farlo correttamente) la spesa pubblica a deficit necessaria ai singoli Stati per mantenerli; se ciò non fosse possibile sarebbe allora necessario tornare ad una piena sovranità monetaria, e lo Stato finanzierebbe i PLT nella sua nuova valuta tramite la Banca Centrale nazionale.

    Data l'ora, certamente avrò dimenticato qualcosa o sarò stato impreciso; sono però naturalmente disponibile a discutere.

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  13. Grazie Andrea, da buon politico corrotto e servo delle oligarchie euriste, saprò sdebitarmi.

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  14. La puntualizzazione di Sorrentino mi sembra sia sufficientemente chiarificatrice. Meglio ancora dimostra quanto il post che ha dato origine al dibattito attivo in questo spazio sia pretestuoso.

    Credo infine di aver individuato le motivazioni con le quali si cerca di delegittimare il provvedimento dell'RdC.
    Qualcuno dice che è Hayekiano, qualcun altro che è incompatibile con l'euro, altri ancora che, voceversa, sarebbe incompatibile con la nuova moneta nazionale che dovrebbe scaturire dalla dissoluzione dell'euro prevista da tanti ma che ancora non si decide ad avere luogo.
    La posizione più diffusa tuttavia, anche da parte di certi economisti tanto di moda, è quella che tende a dare per scontato che una volta distribuite le somme inerenti all'RdC, queste scomparirebbero all'istante in una sorta di buco nero.
    Come sempre avviene in casi simili, anche in questo campo c'è chi sente sia necessario approfittare del dibattito al riguardo, come mezzo sbrigativo ma efficace per riconfermare la propria posizione di primato. E allora non trova di meglio dal paragonare l'RdC a una sorta di mercede della gleba. Argomentazione che in effetti trova dal punto di vista linguistico, prima ancora che in quello etico e umano, lasciando stare il merito della questione, giustificazione in una logica genuinamente arrogante, classista e smaccatamente parteggiante per le élite, di cui chi ha avuto la brillantissima e illuminante uscita non perde occasione per rovendicare di far parte.

    Curioso notare poi che ognuno dei casi sopraddetti riporta proprio alla qualunque che è oggetto del post pubblicato più di recente in questo blog. Onore al merito del suo autore.

    Riflettendo al riguardo, credo di aver trovato una mia personale spiegazione per tutto ciò.
    E' innegabile che le condizioni stesse che hanno portato a individuare l'RdC o i PLG quale soluzione alle loro conseguenze, abbiano prodotto spazi enormi per nuove forme di aggregazione politica. Assieme a masse altrettanto ampie pronte ad attribuire il proprio consenso a qualsiasi partito, movimento o associazione possa in qualche modo porre un freno alla dilagante emergenza sociale determinata dalla combinazione micidiale tra le ricette tipiche dell'isteria iperliberlista e la totale dissociazione dalla realtà che non sia quella dei mercati finanziari con cui le burocrazie eurocratiche amministrano e impongono il potere assolutistico che si sono attribuite senza alcun mandato popolare.

    Ecco allora palesarsi questo nuovo, poderoso e in apparenza ambitissimo albero della cuccagna politico, che mette in palio rendite di posizione tali da garantire prosperità e voti per i decenni a venire.
    Però sembra che coloro i quali ritengono di avere titolo a conquistare il trofeo posto alla sommità di quell'albero della cuccagna, piuttosto che tentare l'arrampicata su di esso per il momento si preoccupino soprattutto di fare in modo da evitare che ci si provino i loro avversari. Proprio perché consci di essere del tutto inadeguati a rappresentare un punto di riferimento per le necessità di una platea di consenso potenziale tanto vasta e soprattutto perché spaventati da essa, se messa in relazione al senso di impotenza dovuto alla povertà delle soluzioni politiche che si potrebbero mettere in campo, quale conseguenza della propria debolezza, in primo luogo a livello ideologico.

    Dunque, a me sembra che per come è attualmente strumentalizzata, MMT a parte, l'idea inerente i PLG sia soprattutto un pretesto per rimandare sine die l'RdC, tranquillizzando le classi sociali che lo vedono come il fumo negli occhi e neello stesso tempo ostacolare i suoi proponenti, nella consapevolezza che se fosse approvato tale provvedimento darebbe loro un ritorno di consenso difficilmente calcolabile a priori. Pericolo, quindi da sventare in ogni modo.

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    1. Oltretutto il M5S appare oggi l'unica forza potenzialmente capace di rispondere alle questoni sopra elencate senza ricadere nelle limitazioni e nella totale inadeguatezza di tanti personaggi ambiziosi e desiderosi soprattutto di visibilità che si propongono a una ribalta dell'alternativa politica, mai come oggi e proprio per questi motivi tanto, questa si, delegittimata.

      Arrivo quindi a commentare le chiarificazione di Sorrentino, al quale va riconosciuto almeno l'impegno di aver inviato con tanta sollecitudine quanto richiestogli, non esitando a tirare un'ora tanto tarda.
      A mio modo di vedere, però, anche lui ricade nelle contraddizioni tipiche dei sostenitori dei PLG. Infatti, a fronte di un impianto teorico tutto sommato condivisibile, anche in questo caso non viene illustrata alcuna soluzione atta a rendere la soluzione dei PLG percorribile all'atto pratico.
      Non mi riferisco ovviamente al reperimento delle coperture economiche, ma proprio alle modalità della loro attuazione concreta e all'assenza di qualsiasi studio dell'impatto che ne deriverebbe, in primo luogo sul territorio.
      Oltre al consueto quesito riguardante i tempi con cui i PLG potrebbero arrivare a dare risposte, quale percentuale delle persone oggi vittime dell'emergenza sociale in atto potrebbe trarne un reale giovamento, e la mancanza di quasiasi dimostrazione che i PLG sarebbero più convenienti rispetto al riconoscere l'RdC, i PLG pongono sul tavolo una questione che nessuno ha voluto affrontare sinora. Ovverosia cosa darebbe la sicurezza che le persone occupate tramite i PLG andrebbero a eseguire opere realmente efficaci e di utilità pubblica, piuttosto che il fin troppo abusato scavare buche e ricoprirle?
      Chi garantisce che i responsabili incaricati di assegnare le mansioni ai PLG non finirebbero con il causare per il tramite dei PLG stessi danni a persone, cose e soprattutto al territorio?
      Inoltre, con il dilagare del malaffare e della corruzione che sono il frutto stesso dell'assolutizzazione del sistema capitalistico, chi e come potrebbe escogitare e poi rendere operativo un meccanismo realmente efficace atto a evitare che i PLG non vadano ad alimentare sistemi volti ad assicurare consenso a livello territoriale o nazionale e profotto personale per notabili, clientele politiche, amici degli amici e via di questo passo?
      Vediamo insomma che i PLG sono un'idea politicamente molto corretta, ma proprio in quanto tale portano con sé una serie talmente ampia di problematiche connesse con la loro attuazione, e relativi costi, da renderli in pratica irrealizzabili, se non al rischio di causare danni peggiori di quelli che potrebbero risolvere.
      Come tali sono dunque efficacissimi in primo luogo a livello ideologico, quale metodo spiccio di contrapposizione e delegittimazione per l'RdC e soprattutto per inibire l'allargamento del consenso per i suoi proponenti.
      Ecco allora che sono proprio i sostenitori dei PLG a dimostrare nei fatti la loro ideologia genuinamente Hayekiana. E senza voler tirare in ballo i gruppi MMT che da questo punto di vista mi sembrano sinceri, mi riferisco a quei notabili del mondo accademico e giuridico fermamente decisi ad approfittare dell'emergenza sociale oggi in atto ai fini del proprio esclusivo tornaconto, e allo scopo fanno della questione inenrente la contrapposizione tea RdC e PLG un utilizzo palesemente pretestuoso.

      Grazie dell'attenzione.

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    2. Un'ultima osservazione: chi garantisce che i PLG una volta a regime non si trasformino in PLO (la O sta per obbligatorio) diventando in pratica dei lavori forzati?

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    3. Mi sento in dovere di commentare la sua riflessione, tralasciando però le sue opinioni ed estrapolazioni circa le mire dei propositori dei PLT, per controbattere invece sul discorso che mi preme.
      La mancanza di dettagli implementativi era voluta, sia per l'ovvia necessaria brevità della risposta, sia perché in realtà nell'implementazione dei PLT è fondamentale vi sia spazio per una discussione politica.
      Certamente concordo con lei che il modo in cui impiegare i lavoratori PLT sia un punto essenziale, ma non capisco tutti i suoi timori circa i possibili disastri al territorio. Mi pare evidente che, date le proporzioni del disastro sociale dell'attuale disoccupazione, QUALUNQUE sia l'intervento che si decida di intraprendere vada attentamente gestito. Crede forse che fornire allo stesso paio di milioni di disoccupati un RdC sia un provvedimento privo di rischi? Per dirne una: come reagirebbe il settore privato di fronte ad un notevole aumento della domanda di beni e servizi? Comincerebbe probabilmente ad assumere persone per soddisfare la domanda aggiuntiva, impiegandole dove ritiene sia redditizio, senza alcuna pianificazione “d’interesse pubblico”. Davvero crede che sarebbe meno rischioso rispetto a tentare una pianificazione e gestione pubblica? Personalmente, mi pare un azzardo anche maggiore.
      Farei inoltre notare che affermare che non esistono studi né esperienze concrete riguardo i PLT dimostra, mi spiace dirlo, una certa mancanza d'informazione a riguardo. Innanzitutto i PLT fondano le loro radici teoriche e pratiche nell'esperienza del New Deal, cui seguirono studi ad opera ad esempio di Hyman Minsky, Abba Lerner, Phillip Harvey, Wendell Gordon, Charles Killingsworth. Più recentemente, in ambito accademico l'argomento è stato sviluppato ad esempio nei lavori di Warren Mosler, Randall Wray, Pavlina Tcherneva, Stephanie Kelton ed altri. Riguardo l'esperienza pratica, tralasciando l'ormai lontano New Deal, si può citare il Piano "Jefes de Hogar" attuato in Argentina a seguito della crisi economica del 2001-2002 (ad es. qui in italiano http://memmt.info/site/programma-jefes-argentino/). Pensi che fu interrotto perché, seppure non organizzato secondo tutti i criteri suggeriti, funzionava troppo bene.
      Il fatto che siano già stati realizzati, e con successo, credo dimostri senza dubbio quanto l’irrealizzabilità per questioni “pratiche” dei PLT sia esclusivamente una sua opinione.
      Penso che la mia frase "un posto di lavoro finanziato dallo Stato per CHIUNQUE voglia lavorare e sia in grado di farlo" risponda piuttosto chiaramente alla sua perplessità circa gli effettivi beneficiari dei PLT: tutte le vittime di disoccupazione involontaria ne trarrebbero giovamento.
      Il fatto che non esista analisi che metta a confronto RdC e PLT è una sua opinione personale: parecchia letteratura analizza gli effetti di PLT e RdC. Ma prima di tutto, se permette, anche solo perché sono un comune lavoratore che tutti i giorni si deve alzare presto per andare a lavorare, sapere che senza giustificazioni adeguate qualcuno riceve (come purtroppo già accade) una somma "dignitosa" senza far nulla in cambio non mi va giù. In questo modo poi aumenterebbe lo sfruttamento della classe lavoratrice, che materialmente dovrebbe provvedere all'aumento di domanda. Nel caso l'economia si avvicinasse alla piena occupazione, l'approccio del RdC avrebbe possibili effetti inflattivi, visto che aumenterebbe la domanda senza che l'offerta possa parimenti aumentare. È facile poi che chi riceve un reddito di questo tipo, qualora trovi l'occasione, provi a svolgere un lavoro in nero dato che di fatto la sua giornata sarebbe libera; con i PLT quantomeno la sua giornata sarebbe impegnata, quindi risulterebbe più difficile farlo. Giusto per citare alcune motivazioni.

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    4. Capisco poi la mancanza di fiducia nel sistema politico, ma onestamente quale altra soluzione vede nell’affrontare un disastro come quello attuale e nell’impostare le relative contromisure? Mi faccia capire, perché forse non ci arrivo io. Una gestione privata crede forse che sia meno soggetta ai rischi che, giustamente, individua? Oppure ha in mente qualche gestione pubblica che non coinvolga la discussione politica? Piuttosto ritengo auspicabile che si elevi la classe politica! Ci sono tante brave persone che ne stanno fuori perché ritengono la politica un "gioco sporco", forse è il caso che smettano di lamentarsi, vi entrino e la migliorino.
      Come ho scritto, un'accortezza per evitare i fenomeni che giustamente teme è quella di decentralizzare la gestione dei PLT, così che si inneschi tra loro concorrenza. Siccome ciascun programma può espandersi e contrarsi liberamente, i lavoratori possono decidere di spostarsi senza vincoli da un PLT ad un altro, in cerca delle condizioni migliori. Se ad esempio un certo gestore "fa il furbo" e i lavoratori sotto di lui ricevono un salario inferiore, o se le condizioni lavorative non sono soddisfacenti, essi possono passare ad un altro PLT.
      Realizzare una gestione locale, affidata ad enti ed organizzazioni sul territorio, fa poi sì che la loro conoscenza delle realtà locali aumenti le probabilità che i lavoratori siano impiegati efficacemente. Semplifica inoltre la realizzazione pratica di tali programmi, che almeno in parte sarebbero affidati a realtà già esistenti, riducendo così anche i tempi di start-up. E direi che di cose "buone" da fare ce ne sono, dato il territorio e le infrastrutture disastrate che ci circondano, e i servizi alle persone che si possono immaginare. Oltre il 70% del Pil mondiale è relativo a servizi, credo che ciò dimostri che di cose "immateriali" da fare ne esistono parecchie.
      Per concludere, il timore di una trasformazione dei PLT in lavori forzati mi pare davvero una forzatura ingiustificata. Scusi, cosa impedisce l’introduzione dei lavori forzati anche nella situazione attuale? La stessa cosa che preverrebbe la trasformazione da lei temuta, lo stato di diritto, messo peraltro più a rischio nella situazione odierna piuttosto che in una condizione di elevata occupazione in cui i lavoratori non sono parimenti ricattabili.

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  15. Concordo sostanzialmente con Clack.

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  16. Ma.perchè, c' è questo alcuno che può garantire qualcosa.a.questo mondo?
    Quando si espone una possibile soluzione si è per forza abbastanza generici, poi quando si tratta di metterla in pratica le cose si complicano: chi gestirà i pgl? Ci sarà una struttura con vertici e quadri intermedi? La logistica sarà con personale permanente o pglisti? Come ci si interfaccerà con gli enti locali? Sarà garantita una rappresentatività sindacale? Che tipo di tutele saranno messe in essere, infortuni malattie, mobilità etc? Come ci si interfaccerà col privato, per esempio per evitare intermediazione fittizia di manodopera?
    E queste sono solo alcune delle problematiche che mi vengono in mente così su due piedi, e ce ne saranno ancora altre che neanche riesco ad immaginare.

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  17. Bisogna ricordarsi che parliamo di strumenti: sovranità monetaria, plg,RdC, tutto dipende come si usano e si declinano, per me in ogni caso meglio averli a disposizione tutti, non vedo dove starebbe la contraddizione, la flessibilità dell' azione politica è un valore, senza strumenti si è in balia solo del darwinismo sociale e delle elite ludopatiche del sistema finanziario.

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    1. Esatto, Ippolito, quando si entra nello specifico l'esercizio dei PLG comporta problematiche non facilmente prevedibili e ancora più difficilmente risolvibili.
      Restando più sul generico, Il plg comporta un maggiore controllo sulle persone e fa si che queste restino sempre fornitori di manodopera a basso costo, che andrà a vantaggio di chi la potrà sfruttare e risveglierà numerosi appetiti.
      Il RdC mi sembra invece che lasci libertà maggiore. Il percipiente riceve una somma della quale può disporre come meglio crede. Resta meno controllato e al limite può decidere di disporne come una forma di microcredito a fondo perduto con il quale avviare un'attività. Ecco perchè, al di là dei molti in buona fede, i servi della borghesia e delle classi dominanti cercano in ogni modo di delegittimare l'RdC.

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    2. Anche avere la sovranità monetaria, se ci pensate bene, potrebbe non essere sufficiente. Se non si rimette mano al titolo V della Costituzione, rischiamo di replicare una piccola Europa altrettanto tirannica, in cui sono gli enti locali ad essere sottoposti a vincolo esterno da parte dello stato centrale.

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    3. Facciamoci caso: tra coloro i quali vogliono delegittimare l'RdC da posizioni diciamo così sovraniste, non ce n'è uno che sia uno in grado di portare argomentazioni davvero fondate a supporto delle propria posizione.
      Ne fanno un articolo di fede, che sostengono con una serie di frasi a effetto, nella stessa identica maniera con cui gli euroentusiasti fanno propaganda alla moneta unica.
      Ulteriore dimostrazione che tra i tanti che operano sul versante no-euro, molti sono intercambiabili a livello ideologico e di azione pratica con quelli che dipingono come i loro peggiori nemici.

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    4. Che poi non capisco perché ognuno porti avanti la sua proposta contro le altre e nessuno veda la complementarietà delle varie soluzioni.
      Sono atteggiamenti settari.

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    5. Settari ma necessari, caro Ippolito.
      Data la loro intercambiabilità non avrebbero altro modo per capire in cosa si differenzino gli uni dagli altri.

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    6. Al di là di questo, è evidente che una volta che vi sia la volontà politica di riconoscerlo, l'RdC sarebbe di applicazione immediata. E con altrettanta rapidità sortirebbe i suoi effetti riguardanti il sollevare gli incapienti dalle loro condizioni.

      I PLG, viceversa, avrebbero bisogno di tempo, risorse e persino la creazione di una nuova classe di burocrati, da cui una nuova tipologia di corruzione, per supervisionare il loro complesso meccanismo, solo per iniziare a dare i primi risultati.
      Tra i quali il produrre una nuova classe di privilegiati, ai quali andrebbero i LG più ambiti, socialmente rispettati e meno faticosi.

      Ecco perché chi dice di essere a loro favore, non perché ritiene necessario sia attivata una misura di contrasto all'emarginazione sociale, ma in base alla propria volontà di contrastare politicamente i promotori dell'RdC usa argomentazioni di spessore nullo ma molto chiassose, sbrigative e come tali di facile presa.
      Ora, se vogliamo chiamare tutto questo settarismo, comprendendovi anche lo sforzo conseguente di chi si adopera a far notare gli elementi appena elencati, lo possiamo fare tranquillamente.
      Dal mio punto di vista sarebbe più appropriato il termine di malafede, nei confronti di chi intende come sempre farsi largo a colpi di propaganda per favorire interessi personali.

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  18. Io guardo con interesse sia ai PLG che al RdC e non li vedo come due strumenti autoescludentesi.
    I rischi che tu scorgi nei PLG sono legittimi, eppure io credo che non bisognerebbe rinunciarvi a priori.

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  19. Sono sostanzialmente d'accordo.
    Ma tu stesso confermi che i rischi da me descritti sono legittimi.
    E siccome se ho imparato qualcosa nella vita è che quando in un dato percorso è contemplata la possibilità di una riduzione degli spazi democratici, questa finisce con il verificarsi il 99% delle volte, la mia preferenza va al RdC.

    Fermo restando che probabilmente non avremo mai né l'uno né gli altri.
    Dato che chi impone l'agenda politica a questo paese ha tutto l'interesse affinché disoccupati e incapienti continuino a rappresentare una percentuale rilevante della popolazione.

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    1. Lo daranno, lo daranno il RdC, in cambio della non grautuità dei servizi oggi offerta dal welfare; da servizi ai cittadini a prodotti per consumatori (di sanità essenzialmente).

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    2. Puoi specificare la fonte di queste notizie, se esiste, oppure è una tua impressione?
      La sanità è un settore molto delicato e la corda sembra già tirata abbastanza-

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  20. Lavoro nel campo della sanità, sono un consigliere comunale ( un comune di 40000 abitanti) vicepresidente della commissione bilancio, so unire i puntini. Il sistema sociosanitario a livello regionale costituisce lo 80% del bilancio.Lo smantellamento del sociosanitario è già in atto nelle regioni vincolate a piano di rientro.La privatizzazione nel mio campo seguirà la privatizzazione delle utilities locali.Puoi non fidarti di quello che ti sto dicendo, ma credimi che se nessuno li fermerà andrà a finire in una americanizzazione (povera) delle social democrazie europee se ci va male oppure se ci va bene Il RdC sarà concesso in cambio dello smantellamento di sanità: io ti do un reddito a prescindere però poi tu con quello ti paghi l' assistenza sanitaria e la casa di riposo per quando o sarai incapace di badare a te stesso...se ci arrivi vivo.
    Per il momento si stanno facendo i passi propedeutici ( ticket e blocco delle convenzioni per continuità assistenziali a tempo determinato ed indeterminato).
    Però tranquillo prima si dovranno vendere le aziende pubbliche e partecipate, solo dopo arriverà l' attacco finale al socio sanitario.

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