martedì 4 agosto 2015

Bagnai e la sintesi magistrale

Pochi giorni fa Alessandro Greco, uno dei seguaci più fedeli del Prof. Alberto Bagnai, ha inaugurato un blog personale sul sito de Il Giornale con un post intitolato ironicamente Monti ha salvato *il* Paese.

Al Prof. Bagnai il post è piaciuto e lo ha fatto sapere pubblicamente



Del resto non poteva non piacergli visto che a proposito di Monti e della crisi del 2011 Alessandro Greco ripete a pappagallo le stesse cose dette e ridette dal Prof. Bagnai in svariate occasioni. (*)

Ma veniamo al dunque.

Lo schema della narrazione di Alessandro Greco, che riassume e ripropone quella del Prof. Bagnai, è più o meno questo:

1) quando Berlusconi si dimette nel novembre 2011 il quadro economico non era negativo, l'Italia stava risalendo la china dopo la crisi globale del 2008 causata dal crac Lehman Brothers.

A sostegno di questa tesi vengono riportati i seguenti dati:


e questo grafico 





Secondo Alessandro Greco il grafico mostra inequivocabilmente che l'Italia stava risalendo la china.


2) l'idea che l'Italia fosse ad un passo dal default è una gigantesca fregnaccia: nel novembre del 2011 l'Italia non aveva alcun problema di solvibilità e non correva il rischio di un default


A sostegno di questa tesi viene citato il “Fiscal Sustainability Report 2012”


e due grafici tratti dal Report in questione






  
3) ma nel giro di poche settimane Berlusconi viene costretto alle dimissioni a colpi di spread

Tre giorni prima, il 9 novembre 2011, lo spread, di cui fino ad allora quasi nessuno aveva sentito parlare, dopo essere salito continuamente nelle settimane precedenti, toccò il suo top storico chiudendo a 552 (dopo aver raggiunto 574)

La stampa italiana ed internazionale attribuisce la causa della salita dello spread alla scarsa credibilità internazionale di Berlusconi che a casa sua dà festini con escort, probabilmente anche minorenni, frequenta Putin, fa cù-cù alla Merkel etc. etc.  

Ma in realtà non è stato per questi motivi che Berlusconi viene costretto alle dimissioni a colpi di spread.

4) Perché Berlusconi viene costretto alle dimissioni nonostante il fatto che il quadro economico non fosse negativo e l'Italia non avesse alcun problema di solvibilità e non stesse correndo il rischio di un default

La spiegazione è questa: bisognava salvare le banche francesi e tedesche per i prestiti incauti concessi alla Grecia e trasferire quei crediti, diventati pericolosamente inesigibili, dal bilancio delle banche a quello degli Stati. Per portare a termine questa operazione era necessario un governo che assecondasse le decisioni dei tecnocrati di Bruxelles e della BCE.
Berlusconi invece si mostrava non troppo solerte nell’adozione sfacciata di misure economiche che ne avrebbero potuto compromettere la popolarità e quindi andava tolto di mezzo al più presto.

5) Entra in gioco Mario Monti per salvare le banche francesi e tedesche

La logica del FATE PRESTO aveva tutto un altro scopo, e ora lo vedrete.
L’austerità, i tagli, e la pressione fiscale al 55% hanno avuto un solo preciso scopo: quello di risanare le banche tedesche e francesi che si erano esposte in modo sconsiderato verso la Grecia.

6) A settembre 2014 le banche francesi sono rientrate di quasi tutta la somma, quelle tedesche di oltre 30 miliardi. E chi si è accollato i debiti? Indovinate un po’? Risposta esatta! Noi.

A sostegno di questa tesi viene riprodotto un ben noto grafico pubblicato dal Sole24Ore 






7) L'austerità, i tagli, e la pressione fiscale e più in generale le politiche imposte da Monti da una parte sono servite per salvare l'euro, le banche francesi e quelle tedesche ma dall'altra hanno affossato l'Italia. Monti non ha salvato l'Italia,  per salvare le banche francesi e quelle tedesche Monti ha affossato l'Italia.

A sostegno di questa tesi vengono messi a confronto alcuni dati del novembre 2011 (dimissioni Berlusconi) con quelli del dicembre 2012 (dimissioni Monti) :


  
e la ben nota intervista alla CNN del 20 maggio 2012 nella quale Monti avrebbe ammesso la sua mission:  

stiamo effettivamente distruggendo la domanda interna attraverso il consolidamento fiscale.





8) Monti non solo non ha salvato l'Italia ma non ha nemmeno il merito di aver fatto calare lo spread, questo merito semmai va attribuito a Draghi

A sostegno di questa tesi viene proposto questo grafico 




che dimostrerebbe che lo spread è calato quando si è mosso Draghi e che Monti è stato praticamente ininfluente.

Questi che abbiamo elencato sono i punti salienti dello schema narrativo della "magistrale sintesi" di Alessandro Greco lodata e avallata dal Prof. Bagnai.

Vediamo adesso quali sono i problemi di questa "magistrale sintesi":

Problema n° 1: alcuni dati economici relativi al novembre del 2011 non sono corretti


La disoccupazione era più alta : 8,6%
Anche la disoccupazione giovanile era più alta : 30,1%







Problema n° 2: non è possibile valutare correttamente la valenza dei dati senza inserirli in un contesto dinamico ma Alessandro Greco non lo ha fatto. Per valutare lo stato di salute dell'economia in quel momento storico, per capire come stava andando il Paese con Silvio Berlusconi bisogna considerare che 

a) la disoccupazione stava aumentando da alcuni mesi


Fonte: ISTAT


b) la disoccupazione giovanile era in ascesa da alcuni anni


Fonte: https://keynesiano.wordpress.com

In particolare, nel 2011 il tasso di disoccupazione giovanile passa dal 28,6% di gennaio al 30,1% di novembre.


c) ricordare nel 2015 che nel novembre del 2011 il rapporto debito/PIL era solo al 119% circa potrebbe dare l'impressione che quel livello di indebitamento non fosse preoccupante ed invece lo era già allora: il rapporto debito pubblico/PIL stava crescendo ( dal 118,7% del 2010 al 120,1% del 2011) ed il debito stava crescendo anche in termini assoluti  ( + 55 miliardi rispetto al 2010, in percentuale quasi il 3%).

d) dire che il tasso di crescita del PIL era allo 0,4% è fuorviante:  quello è il dato della crescita su base annua per il 2011 e fa credere che il PIL stesse crescendo mentre in realtà stava calando rispetto all'anno precedente.

Questo grafico 


tonfo monti 


NON mostra inequivocabilmente, come vorrebbe Alessandro Greco, che l'Italia stava risalendo la china, mostra invece inequivocabilmente che nel secondo semestre del 2011 l'Italia comincia a declinare.
 
Infatti proprio nella seconda metà del 2011 stava cominciando per noi la più grave crisi economica del dopoguerra: nel terzo trimestre del 2011 il PIL era sceso dello 0,1% su base congiunturale e nel quarto trimestre scenderà di un ulteriore 0,7% rispetto al trimestre precedente.



Fonte: www.lettera43.it su dati ISTAT

Era solo l'inizio di una interminabile fase recessiva che forse sta terminando adesso.


Problema n° 3: affermare che nel novembre del 2011 l'Italia non aveva alcun problema di solvibilità e non correva il rischio di un default sulla base del “Fiscal Sustainability Report 2012” vuol dire non aver letto bene cosa c'è scritto nel “Fiscal Sustainability Report 2012”.

Il “Fiscal Sustainability Report 2012” è per diversi aspetti un documento a dir poco controverso e poco utile per valutare retrospettivamente lo stato di salute della finanza pubblica italiana.

Nel Report si sostiene, sulla base di una serie di parametri, che nell'arco temporale 2009-2012 l'Italia non avrebbe avuto short-term risks for fiscal stress.


Fonte: Fiscal Sustainability Report 2012,  pag.35

Il problema è che questo tipo di analisi si basa su modelli astratti nei quali la sostenibilità dei conti pubblici dipende principalmente dalla dinamica dell'avanzo primario e su altri dati già stabilizzati e avulsi dal contesto  che li ha generati, in pratica non si considera come viene percepito il rischio di insostenibilità della finanza pubblica in un determinato contesto storico e quindi non si considera nemmeno come la percezione di questo rischio abbia inciso sui processi decisionali e sulle soluzioni adottate per abbassare il rischio stesso.
Ne parleremo tra poco.


Peraltro l'analisi del “Fiscal Sustainability Report 2012”  non è centrata sulla situazione del 2011 ma su quella del 2012 e degli anni a venire e leggendo la scheda che riguarda l'Italia si evince che per il Report la sostenibilità della conti pubblici italiani era strettamente legata all'eventuale ed auspicato successo del consolidamento fiscale messo in cantiere dal Governo Monti. 

Fonte: Fiscal Sustainability Report 2012,  pag. 12

Il Report, che è datato agosto 2012, è abbastanza esplicito al riguardo: fa capire che per l'Italia, con il Governo Monti,  non c'è un rischio immediato di insostenibilità della finanza pubblica, che il rischio è di media entità nel medio periodo ed è basso nel lungo periodo. Queste valutazioni sono però condizionate da "the full implementation of the planned ambitious fiscal consolidationi and on maintaining the primary balance well beyond 2014 at the level expected to bea reached in that year".

Traduco il senso:  nel 2012 la Commissione Europea riteneva che grazie ai "consolidation efforts" posti in essere dal Governo Monti, l'Italia avrebbe avuto "a favourable initial budgetary position in 2014" (cfr. pagina 42 del Report), in pratica un avanzo primario pari al 5% del PIL vedi tabella 3.4 a pagina 41 del Report ) che avrebbe reso sostenibili i conti pubblici nel medio/lungo periodo.

In caso contrario, se l'Italia non fosse riuscita a raggiungere nel 2014 un avanzo primario strutturale  pari al 5% del PIL , se i valori dell'avanzo primario fossero tornati ad essere quelli medi del periodo 1998-2012 (1,8% del PIL) , allora  "risks would be much higher".

Senza volerlo, il Report ammette dunque che nel periodo 1998-2012 il rischio di insostenibilità della finanza pubblica non era assente o irrilevante.


In estrema sintesi: non ha alcun senso utilizzare il “Fiscal Sustainability Report 2012” per supportare l'idea che nel novembre del 2011 l'Italia non aveva alcun problema di solvibilità e non correva il rischio di un default perché le valutazioni del “Fiscal Sustainability Report 2012” sono a dir poco parziali per quel che riguarda il 2011, del tutto velleitarie per quel che riguarda il 2012 e gli anni seguenti e nel complesso contraddittorie nella misura in cui si ammette che nel periodo 1998-2012 un avanzo primario strutturale troppo basso era comunque una fonte permanente di rischio per la sostenibilità dei conti pubblici.

Problema n° 4: affermare che nel novembre del 2011 l'Italia non correva grandi rischi vuol dire ignorare che nel maggio del 2011 entra in fibrillazione il sistema bancario, come ha ben spiegato Alessandro Guerani in un intervento del 2014

Dopo le crisi finanziarie in Grecia, Irlanda e Portogallo gli investitori si prendono paura, i flussi di capitali esteri si bloccano e anzi in molti casi i soldi rientrano, sostituiti dai prestiti da parte della BCE alla Banca d’Italia. Vedete da maggio 2011 il saldo italiano sul sistema dei pagamenti europeo TARGET2, che registra i debiti-crediti fra le banche centrali dei paesi dell’Eurozona e la BCE, inizia ad inabissarsi fino a superare i 250 miliardi. Cosa è successo? Non è che da quella data abbiamo fatto più debiti ma, come spiegavo sopra, le banche degli altri paesi europei (soprattutto Germania) non rinnovano più i prestiti sul mercato interbancario fatti alle banche italiane, che quindi devono ricorrere a farsi rifinanziare dalla BCE tramite Bankitalia.


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Aggiungi didascalia

Allo stesso tempo, non potendo riflettersi sulla moneta avendo noi l’euro, la maggiore rischiosità del paese si riversa in modo quasi automatico sui tassi, da cui anche lo spread sui nostri titoli pubblici inizia a deteriorarsi con un effetto a spirale: banche in difficoltà, si presume che lo Stato italiano debba intervenire (come in Irlanda), titoli di stato sotto pressione, le banche hanno tanti titoli di stato, banche più rischiose e via a ripetersi.

La fragilità del sistema bancario traspare anche nel Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 2 - 2011 del 2 novembre 2011  (il nuovo Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco è entrato in carica il giorno precedente ):






Problema n° 5: ritenere che la crisi dello spread si sia sviluppata nel giro di qualche settimana come arma della tecnocrazia europea per far fuori Berlusconi vuol dire ignorare il fatto che la crisi dello spread inizia già nell'aprile del 2011, poco prima che inizino per le banche italiane i problemi sul  mercato  interbancario ed ha un primo picco significativo il 4 agosto 2011




Eppure Alessandro Greco non avrebbe dovuto ignorare questo fatto visto che ha pubblicato un grafico che mostra chiaramente che la crisi dello spread ha avuto una gestazione piuttosto lunga.


http://blog.ilgiornale.it/greco/files/2015/07/spread-1.jpg


Problema n° 6:  stesso discorso vale ovviamente per quanto riguarda l'escalation dei tassi d'interesse: lo spread si allarga perché i tassi d'interesse lievitano ma Alessandro Greco, nella sua "magistrale sintesi", se ne occupa solo per dire che non è merito di Monti se i tassi d'interesse sono poi calati.

Eppure il problema nel novembre del 2011 è gravissimo: il Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 2 - 2011 del 2 novembre 2011 è costretto a svariati voli pindarici ( che vengono chiamati "esercizi di simulazione") per far credere che il debito sarebbe stato sostenibile anche con un tasso d'interesse all'8% ( il 9 novembre raggiungerà il 7,246% ) ma non può nascondere il fatto che la situazione è preoccupante:






Problema n° 7: nel novembre del 2011 il problema più grosso (completamente ignorato da Alessandro Greco e dal Prof. Bagnai) è costituito dai titoli di Stato in scadenza per un totale, nel 2012, di oltre 200 miliardi

Se ne parla anche nel Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 2 - 2011 a pagina 60:


I rendimenti all’emissione dei titoli di Stato italiani potrebbero risentire nei prossimi mesi dell’elevata concentrazione di scadenze tra febbraio e aprile 2012 (fig. 4.10). L’importo da rinnovare in quel periodo è elevato, nonostante che il Ministero dell’Economia e delle finanze l’abbia ridotto mediante operazioni di concambio sull’MTS e riacquisti a valere sul Fondo per l’ammortamento dei titoli di Stato.



Queste, nel dettaglio, le scadenze:






Nel Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 2 - 2011 c'è una intera sezione dedicata alla sostenibilità dei conti pubblici con tutta serie di rassicuranti indicatori di sostenibilità finanziaria e altrettanto rassicuranti valutazioni del FMI ( del tipo nel prossimo biennio il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo continuerebbe a salire in tutti i principali paesi, con l’eccezione della Germania e dell’Italia. Nel nostro paese il rapporto inizierebbe a ridursi nel 2013 (nel 2012 secondo le previsioni governative), grazie alla forte contrazione del disavanzo programmata per il prossimo biennio ) e della Commissione
europea ( del tipo La Commissione europea, ad esempio, valuta che il miglioramento dell’avanzo primario necessario a stabilizzare il rapporto debito/PIL sarebbe pari a 2,3 punti percentuali di PIL per l’Italia, contro 6,4 per il complesso dell’area dell’euro e 9,6 per il Regno Unito.) ma la dura realtà era che nel novembre del 2011 scadevano Titoli di Stato per 31 miliardi e tra febbraio e aprile del 2012 scadevano Titoli di Stato per 134 miliardi in un contesto nel quale i tassi d'interesse stavano lievitando in modo allarmante e pericoloso.

Secondo le stime del FMI riportate nel Rapporto, le risorse necessarie a finanziare nel 2012 il debito in scadenza e il nuovo disavanzo ammontavano al 23,5 per cento del PIL. 

Il Rapporto cercava di indorare la pillola evidenziando che quel valore era inferiore a quello degli Stati Uniti (30,4 per cento) e del Giappone (58,6) e di poco superiore a quello di Francia e Spagna ma la verità era che l'Italia era, in quella fase, il paese dell'Eurozona con il maggior fabbisogno di risorse per finanziare il debito in scadenza ed il disavanzo previsto per 2012. (**)

Quindi, riassumendo, il quadro economico-finanziario nel novembre del 2011 è il seguente:

- disoccupazione in aumento
- disoccupazione giovanile in aumento
- rapporto debito pubblico/PIL in ascesa
- PIL in calo tendenziale 
- sistema bancario in affanno
- crisi dello spread a causa dei tassi d'interesse in tensione
- consistenti e rischiose scadenze finanziarie nel breve periodo


ed è un quadro completamente diverso da quello dipinto con superficialità da Alessandro Greco.
 

Quindi NON è vero, come suggerisce Alessandro Greco sulla scia del Prof. Bagnai, che Berlusconi viene costretto alle dimissioni con lo spread puntato alla tempia nonostante il fatto che il quadro economico non fosse negativo e l'Italia non avesse alcun problema di solvibilità e non stesse correndo il rischio di un default. 


E NON è vero che Berlusconi andava tolto di mezzo perché si mostrava non troppo solerte nell’adozione sfacciata di misure economiche che ne avrebbero potuto compromettere la popolarità , basti pensare che il 5 agosto 2011 Berlusconi riceve la famosa lettera della BCE e subito indice una conferenza stampa con Tremonti per annunciare un'accelerazione negli interventi per affrontare la crisi , basti pensare alla lettera del 26 ottobre 2011 indirizzata all'Unione europea nella quale Berlusconi "illustra le misure che intendiamo adottare per una finanza pubblica sostenibile e per creare condizioni strutturali favorevoli alla crescita."

"L'Italia ha sempre onorato i propri impegni europei e intende continuare a farlo."



"Sempre onorato impegni faremo pareggio di bilancio"



Il fatto è che Berlusconi si è dovuto dimettere perché non aveva più i numeri in Parlamento per andare avanti.

Più in generale, Berlusconi viene costretto alle dimissioni con lo spread puntato alla tempia perché non è credibile, non è affidabile e palesemente non è più in grado di gestire un quadro politico, economico e finanziario diventato pericolosamente instabile, per l'Italia e per l'intera Eurozona.

Tutta la gravità del momento emerge dalle parole del Presidente della Repubblica nel giorno in cui affida a Mario Monti l'incarico di formare un nuovo governo:




Nel novembre del 2011, con i tassi d'interesse in tensione e con la necessità di rifinanziare nel breve periodo una quota rilevantissima del debito pubblico, il rischio che la situazione degenerasse e andasse fuori controllo era molto alto, soprattutto in considerazione del fatto che sul versante politico Berlusconi era ormai completamente bollito.

E' a questo punto della storia che entra in scena Mario Monti.

(continua)


P.S. Ovviamente Alessandro Greco può commentare il mio contro-post sul mio blog anche se io non posso commentare il suo post sul suo blog


Note

(*)  Da notare un particolare curioso:  di solito il Prof. Bagnai è piuttosto tagliente nei confronti di chi scopiazza le sue argomentazioni senza citarlo, questa volta però ha chiuso un occhio, evidentemente Alessandro Greco è un pupillo che ha il permesso di scopiazzare il Professore senza doverlo citare. 

(**) Torneremo prossimamente ad analizzare il Rapporto sulla stabilità finanziaria n. 2 - 2011 per ribadire, per l'ennesima volta, che la crisi italiana non è da ricondurre ad un problema di debito privato estero, come vorrebbe il Prof. Bagnai, ma è da ricondurre ad un problema di DEBITO PUBBLICO e più generale ad una crisi di sistema-Paese.


25 commenti:

  1. Grazie per avermi dato ragione, grazie per aver ricordato che l' euro non era sostenibile con Berlusconi, che non lo è stato neanche con Monti e men che meno con Letta e Renzi.

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  2. Cmq complimenti per il post tecnico: o hai uno staff alle spalle o sei un collega di Bagnai.
    In ogni caso la tesi del Greco è che Monti non abbia fatto meglio di Berlusconi, che poi anche Berlusconi, come hai dimostrato, non sia estraneo al disastro Italia siamo d' accordo. Il fallimento di Monti che non hai confutato dimostra che il problema non è il sistema paese, ma il sistema euro, e che l' austerità euro imposta non è redentiva sui secolari vizi del nostro Paese come ampiamente dimostrano le inchieste in corso e quelle che verranno, preannunciateci da D' Alema.

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    1. Ippolito, la "questione Monti" verrà toccata nella seconda parte, per ora ho solo cercato di dimostrare che il quadro economico-finanziario nel quale maturano le dimissioni di Berlusconi non è quello descritto da Greco.

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    2. Aspettiamo, intanto condividiamo l' eterno conflitto dialettico

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    3. Ippolito sei un grande! Mi stavo preparando a confutare, punto per punto, le argomentazioni da spin doctor del nostro democratico ospite, ma le tue tre righe rendono inutile lo sforzo. Le riporto ad imperitura memoria:

      «Grazie per avermi dato ragione, grazie per aver ricordato che l' euro non era sostenibile con Berlusconi, che non lo è stato neanche con Monti e men che meno con Letta e Renzi.».

      Se dico che sei un grande ci puoi credere. Se ho dimostrato di avere una qualità, ebbene questa è quella di aver saputo individuare, con largo anticipo, quelli che sarebbero stati i protagonisti del più importante dibattito politico contemporaneo: da Grillo a Pasquinelli, Mazzei, D'Andrea, Bagnai, Cesaratto, Screpanti, Barnard (mollato perché intimorito dal suo stato psichico), Barra Caracciolo, e tanti altri. E adesso ci metto pure te!

      Mi hai risparmiato la pena di rispondere a Yanez. Il quale è anch'egli, a suo modo, un protagonista: le sue qualità di spin doctor sono straordinarie e, grazie all'anonimato, gli saranno utili per il "dopo", quando saprà certamente riciclarsi e raggiungere posizioni alle quali né io né tu potremo mai aspirare.

      Ancora grazie. Questa sera, invece di rispondere a Yanez (ne sentivo l'obbligo) posso dedicarmi alla lettura.

      Cheese.

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    4. Quatro comenti, sinque col mio. Gnanca da perdarghe el tempo

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    5. Cavissimo Alessandvo,

      quattvo commenti, tu dici.
      Ma scusa, cavo, da quando in qua l'impovtanza delle avgomentazioni la si valuta in base al numevo dei commenti che le viguavdano?
      E' vevo che oggi in base allo stesso pvincipio c'è chi vovvebbe fav cvedeve che le teovie non si giudichino pev il lovo stesso valove, ma sulla base del cuvviculum e del numevo di pezzi di cavta messi insieme da chi le enuncia.
      Ma vedi, cavo, questo è l'esempio tipico di come il piccolo bovghese, sopvattutto quello piccolo piccolo, vovvebbe libevavsi dai suoi ineludibili complessi di infeviovità che devivano dalla sua coscienza di appavteneve alla plebe, e fav cvedeve di esseve tanto evoluto.
      Pevò poi, giva e vigiva, finisce sempve e comunque con il tentave maldestvamente di emulave il nobile, oltvetutto vendendosi vidicolo.
      A quei pezzi di cavta il bovghese piccolo piccolo, povevetto, vovvebbe si attvibuisse lo stesso significato dei titoli nobiliavi, così da costvuive su di essi una scala gevavchica fittizia, dai meviti decisamente opinabili.
      Ma di che meviti stiamo pavlando?
      Divei siano quelli di un secchione fvustvato e vepvesso, che ha passato la vita a scopiazzave le castvonevie altvui, pev poi vipetevle a pappagallo, convinto di dimostvave la pvopvia intelligenza.
      Lo scopo, mio cavo, è sempve quello: acquisive pvedominio sugli altvi mediante gli stessi sacvi pvincipi che vendono inoppugnabile la vagione del nobile sul plebeo.
      Ma mentve la vagione del nobile è giusta e ineluttabile pevché deviva dalla saggezza millenavia che si tvamanda nella sua casata, al bovghese piccolo piccolo quei pezzi di cavta che vovvebbe fav cvedeve equivalgano a titoli nobiliavi, possono sevvive solo pev solo una cosa. Che non dico pev non tvadive l'aplomb che un gentiluomo del mio vango deve manteneve, sempve e comunque.
      Ma immagino tu abbia capito a cosa mi vifevisco, non è vevo, cavo?

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  3. Al di là della veridicità o meno dei suoi contenuti, questo post ha un difetto enorme: mette in discussione una visione dei fatti cui molti, me compreso, sono affezionati.
    Di qui il disagio evidente che traspare anche dai commenti sopra.

    Credo ci siano alcuni elementi riguardo a quei fatti, che sono indiscutibili.
    Primo, la messa repentina sul mercato di una parte consistente dei titoli dello Stato Italiano detenuti da Deutsche Bank, atto al quale in genere si imputa l'inizio della cosiddetta crisi dello spread.
    E che secondo il noto libro "Guerra senza limiti" di Liang Qiao e Xiangsui Wang, prefazione del gen. Fabio Mini, equivale a un atto di guerra. Tanto più efferato ed efficace perché inserito nel contesto di un conflitto non dichiarato.
    Sono sincero, non ho letto il post di Peter con la concentrazione che merita, colpa del caldo e della mia stanchezza in questo periodo, ma non mi sembra che questo elemento sia stato tenuto nella considerazione dovuta.
    Se mi sono sbagliato chiedo venia fin d'ora.

    Al di là di questo elemento, c'è un aspetto che a me preme sottolineare. Riguarda l'eccessivo rilievo che proprio dalla crisi dello spread in poi si è dato alle questioni economiche. Che hanno la loro importanza, ci mancherebbe, ma se gliene viene attribuita troppa si finisce con il mettere sullo sfondo elementi dall'importanza ben maggiore. Sto parlando dei valori, in particolare quelli di solidarietà ed equità sociale in primo luogo, e poi quelli che riguardano la coscienza di classe.
    Bagnai e i suoi emuli hanno a questo riguardo responsabilità che sono enormi, proprio perché hanno completamente dimenticato quei valori, facendo di tutto affinché il loro seguito facesse altrettanto, per dare tutta l'importanza alla questione economica. Con il risultato di dimostrare di essere perfettamente intercambiabili coi loro avversari di casta bocconiani, dai quali sono differenziati soltanto per l'egemonia che questi ultimi hanno da tempo riguardo alle cariche e alle responsabilità di carattere economico, a livello politico e governativo. Se difformità tra le due fazioni esistono, i fatti hanno dimostrato che si tratta di elementi puramente pretestuosi, atti unicamente a far capire ai componenti di entrambe da che parte stanno della barricata. Dato che altrimenti non lo capirebbero più nemmeno loro, tanto sono simili i concetti, la mentalità, gli usi e i costumi degli uni e degli altri.

    Ma soprattutto, i seguaci degli economisti antieuro più in vista sono e soprattutto ragionano come un branco di leghisti fascistoidi, convinti però di essere la punta di diamante della democrazia di questo paese, grazie al cumulo di fandonie che proprio i loro profeti hanno inserito a forza nelle loro teste.
    Invero senza troppe difficoltà.
    Gli esempi al riguardo non mancano e su questo sito ne sono stati elencati in abbondanza.

    Questo è l'elemento fondamentale di tutta la questione, perché è proprio in quel modo, ovvero anteponendo il criterio meramente ragionieristico a tutto il resto che si è potuto far passare quello che a tutti gli effetti è stato un colpo di stato.
    Più o meno morbido e se è stato eseguito con l'avallo e anzi il plauso di una parte consistente del paese non ha nessuna importanza.

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    1. Perché il berlusca, e guarda te se mi tocca pure fare la parte di quello che lo difende, ma in realtà quello che mi sta a cuore è la questione di principio, sarebbe stato decotto, bollito.
      Ma in base a cosa? Non certo a questioni politiche, ma al bunga bunga e a tutto il resto delle argomentazioni da buco della serratura con le quali si è costruito il discredito del personaggio e una persecuzione giudiziaria che non ha portato a nulla se non a spese processuali enormi a carico dell'indagato per la sua difesa e della collettività per indagini e accuse, risoltesi poi in un nulla di fatto, a parte l'aver intasato le procure e i tribunali del paese lungo oltre un ventennio.
      Argomentazioni che sia pure le voorrebbe dimenticate, proprio oggi dimostrano la loro strumentalità, di fronte a un PD che fa molto di peggio e non per festini a base di donnine allegre più o meno retribuite, ma in base a una sequela di scandali economici, politici e costituzionali che non hanno precedenti nella storia del paese e non solo.
      Quelle stesse argomentazioni, ovviamente, sono servite alla lunga preparazione dell'opinione pubblica ad accettare la destituzione forzata di un capo del governo designato in base al mandato popolare, che ricordiamolo è avvenuta in maniera svincolata da qualsiasi prassi istituzionale, proprio con la scusa del fate presto. Ovvero del criterio ragionieristico, in virtù del quale detta deposizione è avvenuta senza il passaggio di una crisi di governo ma solo in base al "Fate Presto" che campeggiava sulle testate economiche e no di quel periodo.
      Essa ha fatto da prologo a ben tre governi di non eletti da nessuno, fatto inaudito nella storia non del nostro paese, ma di qualsiasi cosa voglia definirsi democratica, e colmo del paradosso il tutto è stato pilotato da un partito che si arroga proprio tale definizione.
      Non c'è da stupirsi, allora, che elettori e politici di quel partito vivano ormai in una
      realtà parallela conclamata. E, quel che è peggio pretendono di imporla a tutto il resto del paese.

      Dunque, ancora una volta vediamo che Bagnai e il resto della cricca noeuro di vice profeti e seguaci fanatizzati, non sono da criticare sotto l'aspetto dell'economia, malgrado le fandonie che raccontano, le omissioni che eseguono e la faciloneria delle loro teorie bizzarre, ma sotto l'aspetto politico.
      Proprio perché pur volendo dimostrare con un'insistenza da tempo divenuta sospetta il loro essere contrari alle logiche che hanno portato alla condizione attuale, e ovviamente a quest'ultima, in realtà non fanno altro che condividere con gli artefici di detta condizione concetti, priorità, ideologia, scopi e modalità attuative.
      Il che, lo voglio ripetere ancora, non fa che renderli del tutto intercambiabili con coloro che dipingono come avversari.
      Non a caso infatti lo stesso Bagnai non fa altro che adoperarsi al suo meglio per screditare, dividere e ridurre il più possibile all'impotenza il movimento sovranista, nelle modalità che sono state più volte analizzate qui e che non mi sembra il caso di ripetere.

      Termino dicendo ancora una volta che in base a quanto fin qui emerso, Bagnai va contrastato non sul piano dell'economia, il che lascia il tempo che trova proprio per l'aleatorietà delle teorie su cui si basa tale disciplina, delle previsioni che si effettuano e soprattutto dei risultati che si ottengono per il suo tramite, ma sul terreno politico. Perché è proprio li che costui ha già causato i danni maggiori, appunto facendo di tutto per far perdere di vista i valori umani e sociali e dare tutta l'importanza ai conti della serva, sia pure portati al parossismo della complicazione e della controintuitività per conferire loro una valenza e un'importanza che evidentemente non hanno. Con il pretesto che essi servano invece al contrario, cioè a imporre nuovamente quei valori che egli si adopera per cancellare.

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    2. Caro clack, credo che tu abbia un po' esagerato parlando dell'"aleatorietà delle teorie su cui si basa tale disciplina".

      Indubbiamente l'economia politica non può essere messa sullo stesso piano epistemologico delle scienze cosiddette dure, ma non è neanche così "fumosa" come, purtroppo, appare; non tanto a causa di suoi limiti fondativi, quanto piuttosto per gli interessi che le si aggrappano addosso. Quando una teoria fisica viene sostituita da una nuova le resistenze, al più, durano finché sono in vita i suoi sostenitori, poi si va avanti. In economia politica, invece, ciò non accade: se un nuovo modo di vedere le cose mette a rischio, per fare un esempio, il portafoglio e dunque il rango del casato del simpatico Gayberto De La Bagnarol, hai voglia ad aspettare che la razionalità trionfi. Da ciò la "fumosità delle teorie".

      Questa "fumosità" però scompare d'incanto se si fa una preliminare scelta di campo: dalla parte della giustizia distributiva o, in alternativa, del diritto di una minoranza di perpetuare la propria condizione di privilegio. Chi fa questa scelta, che è una scelta morale e dunque politica, vede con chiarezza. Chi non la fa, e pretende di trovare nell'economia politica un metodo per far funzionare in modo ottimale il sistema economico facendo contenti tutti, finisce inevitabilmente con l'accogliere narrazioni di discutibile fondamento: dalla mano invisibile del mercato che tutto aggiusta fino alla mmt, per capirci.

      In definitiva, se si fa una scelta di campo l'economia cessa di essere "fumosa" e, a seconda del campo prescelto, con gli strumenti che essa ci mette a disposizione possiamo capire "come ci hanno fregato" oppure "come li freghiamo ancora una volta". A quel punto l'economia politica funonzia, e come funonzia!

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  4. Caro Fiorenzo,
    per prima cosa grazie dell'attenzione.
    Ero e resto convinto della mia definizione, sulla base dei risultati ottenuti per mezzo di quelle teorie. Che asservite o meno a interessi di parte, e nel caso mi si dovrebbe spiegare quand'è che non lo sono state, nella stragrande maggioranza dei casi sono stati esattamente contrari a quelli che si riteneva di ottenere.

    Il fulcro del mio commento, però, era un altro. E riguarda la funzione totalmente negativa della tendenza attuale che vede attribuire alle questioni economiche un'attenzione esasperata e un rilievo che non hanno.
    Perché non c'è niente da fare: che appartenga alla fazione liberista o a quella keynesiana, l'economista basa tutto il suo ragionamento ma soprattutto l'esistenza sua, quella del mondo in cui vive e dell'intero universo che riesce a concepire, in funzione esclusiva dei criteri ragionieristici del conteggio del denaro. E poi a scendere di tutti i suoi affini, annessi e connessi: la finanza, il mercato, le borse, i derivati e via via con tutto il corollario degli arnesi vari che vi attengono.

    I quali hanno la stessa identica funzione e portata della neolingua nella distopia Orwelliana: indurre le persone a pensare esclusivamente nei termini in essa compresi.
    Non a caso i redattori delle edizioni successive del relativo dizionario non tendevano ad arricchirle di nuovi vocaboli, bensì a sfoltirle sempre più, in maniera spesso brutale. Proprio perché in assenza dei termini che permettono di esprimerli, neppure più i pensieri possono essere formulati.
    Se lo scopo del Socing era reprimere ogni forma di pensiero non ortodosso che potesse metterne in discussione il potere e il suo stesso diritto a esercitarlo nei modi che sappiamo, la disciplina economica porta inevitabilmente a pensare secondo criteri che tendono a mettere in secondo piano, o meglio a destituire di qualunque importanza, i valori e le questioni sociali. Anteponendovi i criteri inerenti la creazione, la distribuzione e l'utilizzo del denaro, insieme alle tattiche che con tali strumenti si possono eseguire e ai risultati che se ne possono ottenere.

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    1. Il che porta fatalmente a un'ideologia degenerata, dove appunto si perdono di vista da un lato tutte le istanze che non siano in qualche modo collegate al denaro, e dall'altro si tende a ricondurre tutto a una questione di vile pecunia.
      Ed è proprio in questo modo che la coscienza di un uomo legato a fondo a questa mentalità può arrivare alla negazione più totale di ogni valore estraneo al conteggio del denaro, nel modo in cui Bagnai offre un esempio mirabile.
      Egli si è convinto di agire in nome e per conto non solo della democrazia ma della forma più alta di essa, eseguendo però le azioni più tipiche dell'autocrazia: dal culto di sé al soggiogare manifestamente le menti delle povere vittime della crisi che è la sua stessa ideologia del denaro ad avere prodotto. Ciò a prescindere dall'ala economistica di cui si ritiene di far parte, data la loro sostanziale intercambiabilità, già più volte dimostrata.
      Dunque Bagnai si comporta né più e né meno da nazista, perché è così che si definisce chi indulge scientemente nel perseguire fino alle conseguenze più estreme il proprio disegno autocratico, rifiutandosi oltretutto di riconoscerne le origini, i modi e gli effetti, che ormai sono plateali.
      Ma quel che è peggio non indossa una divisa completa di croci uncinate, stivaloni lucidi e del resto delle icone con cui si è insegnato all'immaginario collettivo a riconoscere e soprattutto ad attribuire l'esclusiva di tale ideologia, credendo per primo lui stesso di essere intento all'attuazione di un disegno mirante a restituire al paese e all'intero continente la democrazia che è stata loro sottratta proprio per mezzo di pratiche inerenti la creazione e il maneggiamento del denaro.
      Non è un caso, infatti, che i suoi seguaci più fedeli si comportino come un branco di fondamentalisti del fascio-leghismo. Ritengo anzi che sia lo specchio più nitido della valenza delle sue azioni.

      Dunque, i risultati fin qui ottenuti a livello globale sono la dimostrazione palese che non solo affidare all'economista il destino della democrazia è il modo più rapido ed efficace per distruggerla, ma anche che quel genere di specialisti deve essere messo una volta e per tutte nel posto che gli compete, ovvero del tutto al di fuori di qualsiasi contesto in cui si eseguano politiche che vogliano avere una minima attenzione al sociale o solo si progettino gli scenari ad esse riguardanti.
      Questo naturalmente se si ha e si persegue un ideale improntato ai valori di convivenza civile, solidarietà umana, equità sociale e rispetto dell'ambiente in cui viviamo.
      Se invece vogliamo la distruzione di tutto ciò, basta dare la parola agli economisti e permettere loro di mettere il becco in questioni dalle quali è bene siano tenuti alla larga, come dimostra in maniera inoppugnabile la storia degli ultimi cinquanta anni.

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    2. Una domanda per Clack, se posso...

      Tu hai letto "Il regno della quantità e i segni dei tempi" di Guenon?

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    3. @clack

      Vengo al fulcro del tuo ragionamento: "la funzione totalmente negativa della tendenza attuale che vede attribuire alle questioni economiche un'attenzione esasperata e un rilievo che non hanno".

      Questa tendenza, i cui eccessi giustamente critichi, è l'inevitabile reazione a una narrazione che aveva spostato tutto il dibattito politico su basi moralistiche, fino al punto di convincere la stragrande maggioranza degli elettori del fatto che il debito pubblico fosse una sorta di epitome di un carattere nazionale indisciplinato e insofferente a ogni regolamentazione e, pertanto, della "giusta" necessità di sottrarre alla politica il governo della moneta, consegnandolo a un'istituzione privata che non è sottoposta a nessuna giurisdizione. E' questa la ragione per cui gli economisti sono stati "chiamati" al dibattito. Va dato atto ai marxisti dell'Illinois di essere stati coloro che hanno avuto, più di altri, il merito di questa operazione.

      Ciò detto, è doveroso riconoscere che l'attuale tendenza, sia pure in parte giustificata dalla sua natura "reattiva", è in gran parte ascrivibile all'opera di due personaggi: Bagnai e Barnard. I quali, non a caso, si detestano.

      Gli accadimenti storici sono determinati anche dall'emergere, nei periodi di crisi, di personalità apicali molto spesso disturbate sul piano psichico, che tuttavia svolgono un compito che nessun altro può realizzare. Il blogger del I secolo, cui spesso si riferisce Illo, è un caso esemplare. Io, per altro, ho sempre guardato con simpatia alla figura di Caifa, il gran Sacerdote che seppe ritardare di qualche decennio lo sterminio del popolo di Israele, proprio perché ragionava in termini politici e non mistici. Come ben sai, nella vulgata pippesca divenni uno dei Giuda.

      Fortunatamente oggi i tempi sono lievemente diversi, per cui io non sono stato "suicidato" e il capo dei pippi non è stato crocifisso. Buon per tutti, perché il tempo ha potuto fare il suo corso e, oggi, qualcosa sta cambiando. In particolare, il tempo dell'infatuazione econometrica volge decisamente al termine. Una cosa di cui anche il capo dei pippi comincia a rendersi conto, avendo appurato che la politica è ben altro che non la semplice applicazione di una descrizione del mondo, cioè una teoria.

      Oggi un gran numero di persone è in grado di tornare alla politica con una ben maggiore consapevolezza rispetto ad appena quattro anni fa, perché una narrazione totalmente falsa è stata smontata, se mi consenti soprattutto grazie ad Alberto Bagnai. Con buona pace del nostro democratico ospite, al quale va sempre la nostra gratitudine per avere aperto uno spazio di discussione di cui si sentiva l'esigenza. Quando si dice l'eterogenesi dei fini... ciao Peter.

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    4. Ottima risposta, Fiorenzo. Però, vedi, restiamo comunque appiccicati alla teoria economica, quando sarebbe bastato contrapporre ad essa i valori sociali e la consapevolezza di classe.
      In sostanza, per salvarsi dal cadere in un baratro, il modo migliore non è mai buttarsi in quello che gli si trova di fronte, ma trovare il sistema di reggersi ben saldi sui piedi, e al limite raddoppiandone l'area di contatto per mezzo delle mani.

      Quanto alla consapevolezza con cui si sta tornando alla politica, permettimi di dissentire totalmente. Fatti una girata sui social e vedi quali sono le tesi che riscuotono il successo maggiore.

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    5. Fidati dell'intuito della Frajola.

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    6. Per fidarmi mi fiderei, Fiorenzo, dato che sono istintivamente portato a farlo nei riguardi delle persone con le quali sento una certa comunanza di idee e obiettivi.
      Ma c'è un ma, e pure bello grosso.
      Ogniqualvolta mi sono trovato a discutere su problemi indotti dall'euro, modalità di uscita ecc., cosa che è avvenuta molto spesso, mi sono sempre ritrovato di fronte a persone che fanno discorsi e si basano su linee di principio del tutto indistinguibili da quelli su cui è stata costruita la vulgata pro euro, sia pure rivolta allo scopo opposto.
      Quando lo si fa notare, il solo risultato che si ottiene è il rifiuto più ostinato, a tratti furioso e condito da insulti, di ammettere l'evidenza.

      Ecco perché sostengo che l'azione del profeta un pregio ce l'ha: quello di aver dimostrato coi fatti che il piddinismo e le sue conseguenze riguardanti il vivere in una realtà parallela non sono esclusivi di votanti e sostenitori a oltranza del PD in conseguenza delle loro preferenze politiche, ma uno stato mentale oggi diffuso a livello ben più capillare.
      Solo che la variante che colpisce coloro i quali dovrebbero dimostrare questo presunto ritorno di consapevolezza include anche l'assenza più assoluta di qualsiasi coscienza di classe e l'altrettanto totale mancanza di considerazione per i valori sociali. In sostanza ci troviamo di fronte a impreparazione politica, inconsapevolezza e incapacità di osservare i problemi in un'ottica che non sia platealmente scorretta semplicemente inconcepibili per gente della nostra generazione, sostituite dal berciare ossessivo dei soliti tre o quattro slogan di matrice fascio-leghista, proprio di un branco di fanatici ammaestrati a puntino secondo i criteri dell'autocrazia ducettiana.
      Dunque, di una consapevolezza politica costruita su elementi simili, che in tutta evidenza e nella migliore delle ipotesi non potrà che portarci a uno scenario politico-sociale identico a quello che avremmo con la continuazione della moneta unica, sia pure avendo in tasca banconote denominate in altro modo, temo di non sapere proprio cosa farmene. L'unico sentimento che risveglia in me è la paura. Mitigata solo dalla speranza che ormai sia troppo vecchio per poterne verificare fino in fondo le conseguenze.

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  5. D'accordo con Fiorenzo. Per anni il dibattito è stato tutto dominato dal moralismo piddino e dal giustizialismo dipietrista. Barnard, Bagnai e i no euro attraverso la macroeconomia lo hanno fortunatamente spostato sul piano dei numeri. Oggi si capisce che è ora di tornare alla politica come sistema di scelte valoriali, il che non significa certo svilire i numeri e le teorie economiche, che sono importantissime, ma che seguono e non precedono la scelta di fondo, che è politica: giustizia sociale o darwinismo sociale e privilegio? L'analisi di Yanez è molto articolata ma secondo me non smonta il punto essenziale: l'euro e le sue politiche sono comunque sbagliate e la narrazione piddiota di Berlusconi che aveva portato il paese sull'orlo dell'abisso e dei tecnici che lo avrebbero salvato resta un'operazione intellettualmente disgustosa.

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  6. L' approccio multidisciplinare alla crisi è necessario, alla politica compete la capacità ecletticamente sintetica senza essere succube di una singola disciplina.

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  7. @ tutti

    Risponderò ai vostri commenti dopo la pubblicazione della seconda parte

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  8. Sono d'accordo con chi propende per la presa di potere della tecnocrazia europea sebbene il punto 3 della confutazione parte prima appare molto convincente

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  9. Sono i rigurgiti del positivismo bellezza, sul blog di Illo c' è chi si spinge fino alla riabilitazione di Lombroso.
    Le linee guida sono una gran bella cosa in medicina, ma curare ogni singolo paziente è un' altra cosa. E così i politici fanno bene a studiare i dati macroqualcosa, ma senza rinchiudersi in torri d' avorio dimenticandosi di vivere tra la gente e nel proprio paese.

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