sabato 13 agosto 2016

Bagnai e la censura del Fatto Quotidiano

Mi è capitato spesso di venir censurato sul Fatto Quotidiano per commenti riguardanti i pentastellati ma non mi aspettavo di venir censurato per un commento all'ultimo articolo di Alberto Bagnai Produzione industriale, i numeri di un disastro che non ha precedenti. Con mia grande sorpresa è successo oggi.

2 commenti erano stati pubblicati nei giorni scorsi, questo:

Il Prof. Bagnai sostiene che gli italiani non riescono a scegliere i politici giusti perché sono bombardati da informazioni scorrette "per colpa dei media che ci hanno scelto le banche".
Ma il Prof. Bagnai non ha questo problema , non subisce questo condizionamento, e quindi dovrebbe essere in grado di dare qualche suggerimento su chi scegliere.
Sul suo blog il Prof. Bagnai, che si considera un intellettuale di sinistra, ha scritto che "alle prossime politiche l'importante sarà schiantare il PD", che il M5S rappresenta "il piano B del capitale" e che "a sinistra siamo fottuti senza speranza alcuna...".
Quindi se escludiamo quelli del PD, quelli del M5s e quelli della sinistra (SEL et similia) quali sono per il Prof. Bagnai i politici che potrebbero fare gli interessi degli italiani ?

e questo:

Bagnai scrive giustamente che "gli elettori hanno bisogno di informazioni corrette, senza le quali la democrazia non funziona".
Le informazioni che fornisce Bagnai sono corrette?
Bagnai ci dice che "Renzi è in carica dal febbraio 2014, quando l’indice della produzione industriale era a 91,6. Ventotto mesi dopo l’indice è a 91,8: un aumento dello 0,2%, e questo mentre l’Unione Europea, nostro principale cliente, è ripartita, passando dall’1,4% al 2% di crescita fra 2014 e 2015."
Sono dati corretti? Sì, in linea di massima lo sono,i dati OECD confermano che nel periodo l'Ipi è cresciuto solo di uno 0,2%. L'informazione quindi è corretta? No, non lo è. Bagnai dimentica sempre che i dati, pur essendo oggettivi, non sono "neutri" ma assumono una valenza per come vengono presentati e per quello che si vuole dimostrare (in questo caso l'inettitudine di Renzi).
Visto che Renzi è in carica dal 21 febbraio 2014, che succede se consideriamo il periodo marzo 2014-giugno 2016? Succede che l'Ipi aumenta di uno 0,8%.
E l'Ipi della Germania? Nel periodo febbraio 2014-maggio 2016 aumenta di uno 0,1%,nel periodo febbraio 2014-giugno 2016 aumenta di uno 0,9%,nel periodo marzo 2014-maggio 2016 diminuisce di uno 0,2%,nel periodo marzo 2014-giugno 2016 aumenta di uno 0,6%.
Insomma, basta prendere in considerazione uno scenario più ampio e i dati prendono un altro aspetto ...
Questo vuol dire che Renzi è un grande statista? No, vuol dire che Bagnai presenta i dati in modo fuorviante ...

Oggi invece è stato censurato questo commento:

Produzione industriale. I numeri di un disastro che non ha precedenti

Peter Yanez
Si stava dicendo che i dati, pur essendo oggettivi, non sono "neutri" ma assumono una valenza per come vengono presentati.
Per dimostrare il fallimento di Renzi, Bagnai mette a confronto la performance dell'Ipi nell'era renziana con quello dell'UE scrivendo che la produzione industriale "dell’Unione Europea, nostro principale cliente, è ripartita, passando dall’1,4% al 2% di crescita fra 2014 e 2015".
È vero? In linea di massima è vero: secondo i dati OECD tra il 2014 ed il 2015 l'Ipi dell'UE è aumentato dell'1,8% mentre l'Ipi dell'€zona è aumentato dell'1,6%.
Bagnai però non prende in considerazione un altro dato interessante: tra il 2014 ed il 2015 l'Ipi dei paesi del G7 è cresciuto solo dello 0,2%, come l'Ipi italiano dell'era renziana (se prendiamo per buono il dato proposto da Bagnai).
Ma c'è dell'altro: se prendiamo in considerazione gli indici mensili e nello specifico il periodo febbraio 2014-maggio 2016 (sul sito OECD il dato per giugno 2016 è disponibile solo per l'Italia) l'Ipi dei paesi del G7 risulta calato dell'1% e dell' 1,4% per il periodo marzo 2014-maggio 2016.
Nel dettaglio
Canada - 4,6%
Francia + 1,4%
Germania + 0,1%
Italia + 0,4%
Giappone - 6,4%
UK + 3,0%
USA + 0,2%
Insomma, basta prendere in considerazione uno scenario diverso e i dati prendono un altro aspetto ...
Questo vuol dire che Renzi è un grande statista? No, vuol dire che Bagnai presenta i dati in modo fuorviante ... 

lunedì 8 agosto 2016

Alberto Bagnai ed il tramonto della Goofynomics

Due sere fa sul blog del Profeta di Pescara è accaduto un fatto curioso. Purtroppo non ho fatto in tempo a fare uno screenshot e quindi non posso documentarlo. Peccato ... Vi posso però raccontare quello che è successo:  ad un certo punto ho notato un commento, questo, che mi pareva meritevole di attenzione sia per il contenuto e sia perché si trattava chiaramente di un classico caso di censura oculata cioè di un commento senza diritto di replica pubblicato ad uso e consumo degli adepti per schernire il commentatore in questione.

Il direttore d'orchestra aveva dato il via alle danze con un sarcastico "Sei mitico" (che, in questo caso, nel linguaggio pippesco voleva dire "Sei un imbecille").

Sono intervenuto con una domanda semplice semplice ("Prof, perché non entra nel merito?") ma non stato preso in considerazione (tipico caso di silentium)

Ho aspettato qualche ora e poi, verso le 23, sono intervenuto con una domanda da finto tonto:

Prof,
una domanda relativa all'ultimo grafico: prima di Monti l'indice della produzione industriale era in fase ascendente ?

Non l'avessi mai fatto! Il Prof ha pubblicato la domanda e subito mi ha coperto con una valanga di insulti dicendo che non sono solo un malato di mente ma anche uno stupido perché a suo dire non sapevo leggere il terzultimo grafico del post.

A quel punto, verso le 23.45, senza reagire agli insulti, ho replicato con il seguente commento:

Prof,
quindi era in fase discendente, dico bene? E da quando?
Dal febbraio del 2011? Lei ritiene che il calo del periodo febbraio-novembre 2011 non abbia alcuna relazione con il calo del periodo successivo? Cioè che tutto quello che è stato deciso in termini di politica economica e fiscale nella fase che ha preceduto l'ingresso sulla scena di Monti non abbia avuto alcun influsso negativo sul periodo successivo ?

Poco dopo sono andato a vedere se per caso il commento era stato pubblicato ed ho notato subito che stranamente era calato (da 40 a 38) il numero dei commenti: scorrendo i commenti con mia grande sorpresa noto che era stata cancellata la mia domanda precedente e la replica al vetriolo del Prof.

Non saprei dire se il Prof si è autocensurato perché si è reso conto che la sua replica era troppo offensiva o perché si è reso conto che la mia domanda iniziale era troppo ingenua per essere la domanda di uno stupido, forse ha intuito il mio scopo e si è chiuso a riccio, fatto sta che volevo dimostrare che l'ultimo grafico del suo post e relativo commento sono fuorvianti perché danno l'impressione che il calo della produzione industriale del 2012 sia imputabile solo all'austerità di Monti, come se le manovre del duo Berlusconi-Tremonti non avessero avuto alcun impatto sulla recessione del 2012-2013.

Perché insistere sull'austerità di Monti e rimuovere il ruolo delle manovre del duo Berlusconi-Tremonti è così importante nella narrazione pippesca? Perché accentuare l'impatto negativo delle manovre di Monti è più facile perché sembra evidente a chi si accontenta di analisi abborracciate e perché è più facile, a furia di considerazioni superficiali, legare la figura di Monti alla crisi complessiva dell'€zona per arrivare a sostenere che l'euro comporta l'austerità e che non ci può essere un euro senza austerità.

Recentemente il Prof ha negato, a sua insaputa, di aver sostenuto una cosa del genere. Lo ha fatto quando si è lamentato dei CDS ( i cosiddetti Cretini di Sinistra) i quali avrebbero a suo dire il vizietto di attribuire all'avversario (cioè a lui) che una condizione sufficiente sia necessaria.

" ... questo i CDS - scrive il Prof - con me l'hanno fatto migliaia di volte: "Tu dici che l'euro implica l'austerità! Ma l'Inghilterra (o il Guatemala, o la Terra del principe Giorgio) non ha l'euro e ha fatto austerità!" E certo: perché l'euro è condizione sufficiente per l'austerità. Basta che ci sia il cambio fisso (o la moneta unica), e l'aggiustamento si scarica sui redditi (il recupero di competitività passa per il taglio dei salari).

Ma se l'€ è solo una condizione sufficiente per l'austerità come lo può essere qualunque moneta visto che l'aggiustamento si scarica sui redditi (il recupero di competitività passa per il taglio dei salari) anche dove l'€ non c'è (ad esempio UK ), ne consegue che tramonta l'implicazione euro=austerità:  l'austerità non è legata solo all'€ ma è in generale il frutto di scelte politiche che maturano in determinati contesti, quale che sia la moneta.

Inoltre, se l'aggiustamento si scarica sui redditi e sui salari a prescindere dalla moneta anche in presenza di politiche fortemente espansive (cfr. il caso del Giappone), se economie che hanno la stessa moneta reagiscono in maniera diversa alla crisi ed economie che hanno monete diverse reagiscono in maniera simile, evidentemente avere o non avere la sovranità monetaria è un falso problema perché si possono fare scelte di politica economica inefficaci o errate pur avendo la sovranità monetaria e si possono fare scelte di politica economica efficaci pur non avendola.

Giunti a questo punto comincia a tramontare anche la Goofynomics perché se avere o non avere la sovranità monetaria è un falso problema, se l'austerità non è legata solo all'€ ma è in generale il frutto di scelte politiche che maturano in determinati contesti, allora il problema non è l'€ ma come è stato e come viene gestito.

A sua insaputa lo ha ammesso ieri sera lo stesso Bagnai:

... non ci sarebbe stato nessun bisogno di applicare anticipatamente il bail-in, di strozzare la Grecia, di adottare il Fiscal compact ecc., se semplicemente si fosse preso atto del fatto che la crisi nella quale ci troviamo definisce circostanze eccezionali, quelle rispetto alle quali le normative sul bail-in prevedono una sospensione della sua applicazione, i Trattati europei prevedono infinite salvaguardie, compresi i controlli dei movimenti di capitali, ecc. [...] se la volontà politica di cooperare esistesse, non saremmo in crisi, perché, anche a legislazione vigente, una serie di decisioni ingiustamente punitive, prese con la scusa di "applicare le regole", sarebbero tranquillamente cadute nel regime di eccezione e quindi avrebbero tranquillamente potuto non essere prese, in nome della solidarietà e della condivisione dei costi del progetto europeo.

Insomma, se il problema non sta nell'€ in quanto tale bensì nella volontà politica che lo governa, se il problema non è l'€ ma la sua gestione, un altro euro è possibile ?
La risposta di Alberto Bagnai è NO, un altro € non è possibile, proprio perché manca lo spirito di condivisione per un progetto comune, manca la volontà politica di cooperare. Ecco perché è necessario uscirne. Ma in che modo? Sul punto la proposta di Alberto Bagnai è cambiata 3 volte in 5 anni (ne abbiamo già parlato nel post Bizzarrie peskaresi )

- uscita unilaterale
- euro a 2 velocità
- dissoluzione controllata dell'€zona

Il paradosso è che queste proposte ( cfr. ad esempio il Manifesto di Solidarietà   Europea che Bagnai ha sottoscritto poco dopo la pubblicazione del Tramonto) richiedono più spirito di condivisione per un nuovo progetto di assetto economico dell'Europa ed una maggiore volontà politica di cooperare di quanto non ne sia richiesta per arrivare a "riformare" l'€ o per convincere i partners europei che non è il caso di applicare rigidamente le regole dei Trattati date le condizioni eccezionali della crisi.

A questo punto tutta la Goofynomics può tramontare serenamente e non la rimpiangeremo, tanto più in considerazione del fatto che il Prof non ha più proposte da fare ma aspetta passivamente da almeno un annetto lo sfaldamento caotico, a suo dire imminente (ma lo dice da 5 anni), dell'€zona con conseguente guerra mondiale.

Allora la domanda é: se la cattiva gestione dell'€ è causata principalmente da un deficit di solidarietà e cooperazione, se per un'uscita "pilotata" o una dissoluzione concordata dell'€zona serve più solidarietà e cooperazione che per "riformare" l'€, se non è auspicabile una rottura traumatica dell'€zona perché il deficit di solidarietà e cooperazione aumenterebbe invece di diminuire (per non parlare del rischio di una crisi economica e finanziaria senza precedenti), non è preferibile e tutto sommato meno problematico creare le condizioni politiche per rimuovere il deficit di solidarietà e cooperazione che frena lo sviluppo e l'integrazione dell'€zona e correggere le disfunzionalità di sistema sulla base di una visione che ha come obiettivo centrale la diminuzione delle disuguaglianze ?

Al posto degli uomini abbiamo sostituito  i numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili.
(Federico Caffè)








venerdì 5 agosto 2016

Alberto Bagnai ovvero l'arte di ottenere ragione

Non so se avete letto il libretto di Schopenhauer L'arte di ottenere ragione. 
Se non lo avete letto, leggetelo. Se non ne avete il tempo o la voglia leggete almeno questa scheda wikipediana per farvene un'idea.

Il fatto che qui ci preme di evidenziare è che Alberto Bagnai, la cui originalità non può essere messa in dubbio, è riuscito, nel corso della sua impresa, non solo ad usare con la massina disinvoltura quasi tutti i 38 stratagemmi elencati da Schopenhauer per ottenere, prendendosela, sempre e comunque ragione in qualunque discussione, diatriba e dibattito e convalidare così pro domo sua le sue analisi sghimbesce e le sue presunte dimostrazioni ma è riuscito addirittura , questo gli va riconosciuto e qui sta una parte della sua originalità di cui non si è ancora detto, a potenziare la sua personale arte di ottenere ragione sempre e comunque con altri 3 stratagemmi: il silentium,  la censura oculata e l'argumentum ad vanvera.

Il silentium consiste nell'ignorare le domande scomode, nel fare finta di niente, nel silenziare chi solleva questioni problematiche.

Ad esempio quando il Prof ha pubblicato il post IMF's willing executioners (aka the "what-have-we-learned boys") gli ho chiesto:

Prof,
quando Lei scrive che "Gli "uscisti da sinistra" invece sono pericolosi" sottintende che gli "uscisti da destra" non lo siano altrettanto o non lo siano affatto?

ma il Prof ha fatto finta di nulla, la domanda non è stata pubblicata.

Quando il Prof ha pubblicato il post La crociata ho inviato 3 commenti che sono stati pubblicati, poi però, ad un certo punto,  è intervenuto il Prof con una frase (Dice che Yanez ha aperto un blog dove i razzisti come lui possono scambiarsi le loro idee) che non mi è piaciuta e per la quale ho subito chiesto un chiarimento:

Prof,
si spieghi meglio ... sarei un razzista perché sostengo che non è opportuno favorire il terrorismo islamico dividendo l'Europa?

Anche in questo caso il Prof ha fatto finta di nulla, la richiesta di chiarimento non è stata presa in considerazione.

Quando in calce al post La crisi e i CDS il Prof ha pubblicato un interessante commento che si chiudeva con la frase Io invece non  mi rassegno. È possibilissima una uscita "laburista", ma certo non con questa gente 

gli ho chiesto:

Prof,
una domanda: ci potrebbe dire come potrebbe diventare realistica la "possibilissima uscita laburista"?

Anche in questo caso il Prof ha fatto finta di nulla, la domanda non è stata pubblicata.

Per non appesantire troppo questo post, evito di trascrivere molte altre domande e questioni che sono state bellamente ignorate perché scomode, imbarazzanti o difficili da gestire (per lui).

La censura oculata consiste invece nel pubblicare sul blog alcuni commenti di un utente sgradito (ad esempio il sottoscritto) ma di censurarne altri : vengono pubblicati i commenti che possono essere utili, secondo il conducator, per dimostrare agli occhi dei fedeli che l'utente sgradito (ad esempio il sottoscritto) è un troll, un piddino, un incompetente e un cretino e così via mentre vengono censurati i commenti che possono risultare o diventare difficili da gestire o i commenti che chiariscono il senso di un commento pubblicato in precedenza il cui senso però è stato volutamente o involontariamente travisato.

Alcuni giorni fa, ad esempio,  Bagnai non ha censurato un breve commento che il sottoscritto ha fatto ad un lungo intervento dell'utente PaMar :

Non vorrei sminuire le tue analisi, ma qui la soluzione, nel caso non te ne fossi accorto, ce l'abbiamo già:

1) uscire all'€
2) il Pil torna a crescere (svalutazione = boom export)
3) le fabbriche assumono lavoratori e lo Stato assume statali

Crisi risolta in tre mosse!

Perché Bagnai me lo ha pubblicato? Lo ha pubblicato per dimostrare agli occhi dei fedeli che il sottoscritto è un troll, un piddino, un incompetente e un cretino che ha una visione del tutto superficiale della Goofynomics (in realtà ho solo sintetizzato in poche parole la formula per uscire dalla crisi proposta dal Prof nel suo ultimo libro ) . Tant'è che uno dei fedeli non ci ha messo molto per rimbrottarmi:

Credo che il lavoro del Prof. sia molto piu' profondo ed articolato e che non possa facilmente essere 'buttato in caciara' in maniera cosi' riduttiva.

Sono poi intervenuti altri commentatori per dire la loro.
Ad un certo ho provato a replicare ma il mio commento non è stato pubblicato.

Nella replica, tra le altre cose, ribadivo che in effetti sono contrario ad abbandonare l'€ soprattutto perché non abbiamo una classe politica-dirigente in grado di gestire un'eventuale uscita dell'Italia dall'€zona ma questo è un tasto che adesso è meglio non toccare esplicitamente sul sacro blog ( è stato toccato in passato quando il Prof s'illudeva di poter scalare il PD o si offriva come super-consulente di un impresentabile governo Salvini) a meno che non sia il Prof in persona a toccarlo.
Ma se qualche volta (cfr. commento del 26.07.2016 alle ore 11.16) il Dio di Pescara ammette a denti stretti che non abbiamo una classe politica-dirigente in grado di gestire un'eventuale uscita dell'Italia dall'€zona è un conto, se lo dico io qualcuno dei fedeli potrebbe improvvisamente rendersi conto che

- la Goofynomics non ha mai avuto uno sbocco politico credibile (e mai avrà uno sbocco politico di sinistra).

- il mantra catastrofista del Prof ("Finirà male") con il quale condisce ormai molti dei suoi interventi è figlio del fallimento della pars construens della Goofynomics

Un nuovo caso di censura oculata si è verificato proprio ieri sera: il Prof ha pubblicato un commento nel quale lo biasimavo per aver linkato un articolo del FQ che a mio avviso distorce il senso di un report della BCE.

Il Prof ha pubblicato il commento per poter dimostrare agli adepti che sono sempre il solito troll piddino, incompetente e cretino, che crede alle baggianate della BCE.

Poi però non ha pubblicato un commento nel quale ironizzavo sul contenuto del suo post "tennico" :

Quindi tutto 'sto putiferio per uscire dall'€ e tornare alla Lira per avere un riallineamento medio intorno al 10% che non servirebbe a nulla? 

L'argumentum ad vanvera (per l'etimo della parola "vanvera" consiglio di leggere qui ma anche qui) consiste nello scrivere o parlare a casaccio, come viene viene, a vanvera, senza riflettere e senza stare attenti a quello che si dice, nel dire tutto ed il contrario di tutto.

Esempi del passato:

Draghi non può fare niente (al minuto 1.50)

L'incredibile autogol di Alberto Bagnai


Esempio recente:

Si è già detto che in calce al post La crisi e i CDS il Prof ha pubblicato alcuni giorni fa un interessante commento che si chiudeva con la frase Io invece non mi rassegno. È possibilissima una uscita "laburista", ma certo non con questa gente. (Con la locuzione "questa gente" il Prof si riferisce ai cosiddetti uscisti di sinistra) 

Quello che ancora non si è detto è che il Prof, dopo aver fatto un'affermazione del genere (che secondo me era particolarmente significativa ed impegnativa, tant'è che gli ho  chiesto un chiarimento che non è arrivato), dopo 3 giorni smentisce se stesso ammettendo implicitamente e con rassegnazione che la possibilissima uscita laburista non è possibilissima perché ormai è più probabile un'uscita caotica, catastrofica e violenta (cfr. ancora il commento del 26.07.2016 alle ore 11.16).

Questo è un tipico caso di argumentum ad vanvera : dire una cosa, poi dirne una molto diversa, oppure in contraddizione o di senso contrario rispetto a quanto detto in precedenza, in questo modo, dicendo tutto ed il contrario di tutto, la probabilità di poter dire prima o poi "ve l'avevo detto" e di potersi prendere la ragione in una discussione diventa molto alta.

Come notava Popper "all’uomo irrazionale interessa solamente avere ragione. All’uomo razionale interessa imparare."

P.S. del 6 agosto ore 14.15

Pochi minuti fa il Prof ha pubblicato un breve commento nel quale ammette implicitamente che la Goofynomics non avrà mai uno sbocco politico di sinistra e che l'affermazione circa una possibilissima uscita "laburista" era solo una boutade.


domenica 11 ottobre 2015

L'originalità di Alberto Bagnai

Come tutti i soggetti bipolari, anche Alberto Bagnai è dilaniato da attacchi acuti di narcisismo e momenti nei quali l'autostima cala d'intensità. Questa natura bipolare è particolarmente trasparente nel post Bagnai imbecille!  quando Bagnai scrive che

... ho sempre messo in chiaro di non essere un pensatore particolarmente originale. Più esattamente: i miei contributi originali si situano a un livello tecnico al quale non potete accedere e che non vi interessa, ma per quanto concerne il nucleo del mio messaggio divulgativo vi ho chiarito fin dal principio che citare me non era assolutamente necessario: c'erano decine e decine di altri autori da citare!

Da un lato Bagnai si percepisce grandioso (fase dell'esaltazione: i miei contributi originali si situano a un livello tecnico al quale non potete accedere ) ma dall'altro si percepisce anche come un semplice divulgatore di idee altrui (fase depressiva: ho sempre messo in chiaro di non essere un pensatore particolarmente originale)

In realtà questo modo di presentarsi è a dir poco sbilenco:

- perché il livello tecnico stratosferico che Bagnai ritiene di aver raggiunto nei suoi contributi originali (quali?) è tutto da dimostrare ed è probabilmente un parto della sua fervida immaginazione mentre strimpella il clavicembalo

- perché non è del tutto vero che Bagnai non sia un un pensatore particolarmente originale.

In realtà lo è e ora vi spiego perché:

- una parte dell'originalità di Bagnai consiste nell'aver ripreso le cose che Paolo Barnard scriveva e diceva prima di lui già nel 2009 (ad esempio qui) ed averle rivestite, soprattutto dopo il 2011, con un apparato critico ricavato (a comodo suo) dalla letteratura economica degli ultimi 50 anni ( letteratura economica che probabilmente Bagnai, prima della conversione euroscettica del 2010, ignorava o non considerava importante).

- Bagnai è originale per essere particolarmente attivo nel voler far credere di essere sempre stato un euroscettico ma non è vero (come si è già detto nel post  La Prova farlocca). Non conosco altri casi del genere cioè di soggetti che a qualunque costo vogliono far credere di aver scritto cose diverse da quelle che in effetti hanno scritto.

- una parte rilevante dell'originalità di Bagnai consiste nell'aver scritto 2 libri e poi ammettere implicitamente, dopo pochi mesi, che quanto proposto nei 2 libri non poteva funzionare: 



Non conosco altri casi del genere.

- una parte rilevantissima dell'originalità di Bagnai consiste nell'essere il primo professore universitario italiano dedito al turpiloquio sistematico sul Web. Non conosco altri casi del genere. (Sulla ricorrenza delle immagini fecali rimando ad un commento pubblicato su questo blog giorni fa)

- una parte dell'originalità di Bagnai consiste  nell'essere il primo professore universitario italiano impegnato a litigare tutti i giorni con qualcuno. E' molto bravo nel trovare sempre qualcuno con cui litigare. Non conosco altri casi del genere.


- una parte dell'originalità di Bagnai consiste nell'essere il primo professore universitario italiano impegnato ad attaccare, offendere e denigrare pubblicamente i colleghi con nomignoli o metafore discutibili. Non conosco altri casi del genere.


- una parte dell'originalità di Bagnai consiste nell'essere il primo intellettuale di sinistra ( di sinistra per modo di dire) che nella sua attività di divulgazione e di ricerca si circonda di personaggi provenienti dal mondo berlusconiano ( Marcello Foa, attuale vicepresidente dell'associazione a/simmetrie, Antonio Angelini detto Antonello, responsabile dei Rapporti con i Media di a/simmetrie, Mario Giordano, una figura di spicco della macchina del consenso dell'omino di Arcore e Luciano Barra Caracciolo, Vice Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri dal maggio 2001 al marzo 2005 nel secondo Governo Berlusconi)  e di personaggi bolliti della Prima Repubblica come Giorgio La Malfa e Paolo Savona. Non conosco altri casi del genere.

Bagnai è originale anche sotto un altro rispetto : è il primo "progressista di matrice keynesiana" (recentemente si è definito così) a mettersi a disposizione di una forza anti-statale, secessionista, liberista e xenofoba come la Lega Nord. Non conosco altri casi del genere.






Ma l'aspetto forse più originale dell'impresa di Alberto Bagnai è stata la costruzione della setta. Bagnai è il  primo e per ora unico (per fortuna!)  professore universitario italiano che ha a disposizione una setta che gli fa da supporto.

Avere a disposizione una setta offre dei vantaggi di non poco conto:  la setta veicola i post del blog, pubblicizza i libri, diffonde  le comparsate in TV e le intervista radiofoniche, replica all'impazzata le battute, gli aforismi, i proclami e le invettive pubblicate su Twitter e soprattutto con l'aiuto della setta si può scalare la classifica di IDEAS ( ne abbiamo parlato nel post Il profeta scalatore) , si fa un figurone quando si pubblica un post su Project Syndacate (perché il numero dei commenti s'impenna) oppure quando si pubblica un paper su una rivista a diffusione internazionale  (perché s'impenna il numero delle visualizzazioni).

Insomma, dite pure quello che volete di Alberto Bagnai, potere dire che ha una visione superficiale e fuorviante dei fatti economici, che le sue analisi sono parziali, che è politicamente sprovveduto ma non potete dire che non è originale perché non è vero.



Il kamikaze bagnaista

Oggi sulla scena di Twitter è apparso per la prima volta un kamikaze bagnaista

Kamikaze bagnaista è il soggetto che si sacrifica facendosi bloccare pur di compiacere il Grande Capo dei Pippi con un gesto (a suo dire) significativo.




Non ho mai conosciuto di persona seguaci della Chiesa di Scientology ma non credo che i seguaci della Goofynomics siano molto diversi in quanto a forma mentis.



martedì 29 settembre 2015

Discutere senza insultare si può (ma Bagnai non vuole farlo)

Per chi non lo avesse ancora capito, Bagnai ha spiegato un paio di giorni fa come stanno le cose:





Traduco:  IO so' IO e voi non siete un cazzo. Sono stufo degli incompetenti: la discussione fra incompetenti è il cancro della nostra democrazia. Non c'è niente di cui discutere, se volete capire comprate i miei libri altrimenti andate a cagare. Non è colpa mia se siete degli idioti.

Ammetto che la traduzione è un po' libera (e mi scuso per i francesismi) ma il senso è quello.

A me però sorge spontaneo il solito dubbio: è più cancerogena per la nostra democrazia la libera discussione tra persone più o meno competenti che cercano di capire o la presunzione e la superficialità di chi crede di essere chissà chi (senza esserlo veramente) e pretende di stabilire chi è competente e chi no



 e di zittire chiunque non sia d'accordo con lui?

E' un dubbio che fa da sottofondo anche al post nel quale ho contestato la validità della seguente affermazione di Alberto Bagnai:

"l'aggiustamento tramite cambio [...] non ha mai e da nessuna parte seriamente danneggiato i salari dei lavoratori (escluse alcune economie sudamericane per i motivi che sapete)" 

segnalando che la svalutazione della sterlina tra il 2007 ed il 2009 è associata ad una significativa diminuzione dei salari reali e ad un aumento altrettanto significativo della disoccupazione. Si tratta di un episodio di storia economica recente che Bagnai ha ignorato anche nel post Svalutazione e salari: leggende metropolitane bipartisan

Ho precisato che è molto difficile stabilire se la svalutazione della sterlina sia stata la vera causa o la causa principale della riduzione dei salari reali inglesi nel biennio successivo alla svalutazione ma siccome i dati ci dicono che i salari reali si sono ridotti e la disoccupazione è aumentata dopo la svalutazione della sterlina non si può nemmeno escludere che vi sia una relazione causale di qualche tipo.


Peraltro lo scopo del post non era tanto quello di confutare una singola affermazione di Bagnai  quanto quello di sottolineare che le affermazioni e le analisi superficiali, che prendono in considerazione solo i dati che servono per giustificare le proprie tesi, limitano e spesso impediscono la comprensione dei fatti economici e quindi inibiscono anche la capacità di elaborare soluzioni adeguate ai problemi.

Il commentatore Francisco Goya è intervenuto per ricordare che anche Emiliano Brancaccio si è occupato degli effetti di una uscita da regime di cambio fisso sulla quota salari e sostiene che sono tutt'altro che rose e fiori.

Poi è intervenuto Ippolito Grimaldi per dire Ma bisogna proprio essere economisti per capire che in assenza di meccanismi di compensazione come indicizzazione dei salari e/o controllo dei prezzi e/o controllo delle importazioni e dei movimenti di capitali, in caso di svalutazione o rivalutazioni traumatiche chi se lo piglia in culo sono sempre i lavoratori e le fasce meno tutelate della popolazione?

Poco dopo è intervenuto Petyr Baelish  per precisare che Bagnai è favorevole alle indicizzazioni.

Questa precisazione mi ha offerto l'occasione per evidenziare una delle tante incongruenze del Bagnai-pensiero:


Bagnai è favorevole, in un ipotetico scenario post-€, alla reintroduzione di un nuovo meccanismo di indicizzazione dei salari e nello stesso tempo ha sostenuto e tuttora sostiene con forza che uscire dall'€ e tornare alla moneta nazionale non avrebbe ripercussioni significative sull'inflazione e sul valore dei salari reali. Quindi, perché proporre l'indicizzazione dei salari ?

Nel frattempo era intervenuto Fiorenzo Fraioli per alcuni ragguagli di filologia goofanza e per puntualizzare che 

la sostanza di quello che vuole dire Bagnai è che un recupero di competitività via svalutazione del cambio è molto meno problematico che non per via di una deflazione salariale.

Ho contestato questa affermazione facendo presente che la tabella da me riportata nel post suggeriva, sulla base del caso inglese, una lettura di senso contrario cioè che un recupero di competitività via svalutazione del cambio può essere invece più  problematico che non per via di una deflazione salariale.
  
Questa è la rappresentazione grafica della tabella del post precedente:





Si vede chiaramente che tra il 2007 ed il 2011 i salari reali inglesi, in un contesto post-svalutazione, hanno sofferto una riduzione maggiore rispetto a quelli dei paesi dell'€ che in alcuni casi sono cresciuti in un contesto disinflazionistico.

Ma Fiorenzo Fraioli  non si è convinto: secondo lui avrei dovuto

tener conto del monte salari reale complessivo, non solo dei salari reali dei sopravvissuti alla caduta dell'occupazione. Inoltre il confronto, per essere omogeneo, deve tener conto della spesa pubblica "consentita", che è un dato politico. Ad esempio in Spagna i real wages sono aumentati del 2,4%, ma la disoccupazione è la più alta d'Europa e il deficit "consentito" è arrivato al 9%.

E poi, in un altro commento, aggiunge altre considerazioni: 

che fa il buon Peter? Per dimostrare che è meglio deflazionare che svalutare prende il dato della Spagna e me lo sbatte in faccia. [...] Se saremo bravi come la Spagna, i salari reali dei sopravvissuti aumenteranno anche da noi.

Precisiamo allora alcune cose : 

1) non ho preso nessun dato della Spagna per dimostrare che è meglio deflazionare che svalutare, semmai è stato Fiorenzo Fraioli a prendere il dato della Spagna per cercare di dimostrare che non è corretto accostare lo scenario inglese a quello spagnolo perché troppo differenti. Ma il punto è che io non ho accostato il dato inglese solo a quello spagnolo, ho confrontato il dato inglese con quello di tutti i paesi dell'Eurozona semplicemente per sottolineare che in un contesto post-svalutazione la riduzione dei salari reali può essere maggiore che in un contesto deflattivo.


2) se avessi preso in considerazione il monte salari reale complessivo, come suggerito da Fiorenzo Fraioli, avrei fatto più o meno le stesse considerazioni che ho fatto prendendo in esame la dinamica dei salari reali tra il 2007 ed il 2011.

Il grafico che segue documenta la variazione della quota salari dal 2009 al 2013 nei principali paesi OCDE

Fonte: https://thenextrecession.wordpress.com/

  
 e ci mostra che :

- la quota salari si riduce dappertutto

- è vero che la quota salari del Regno Unito si riduce meno della media dell'Eurozona ma è anche vero che la media dell'Eurozona è alta a causa delle variazioni particolarmente negative dei PIGS (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna)

- se però confrontiamo la riduzione della quota salari inglese con quella dei paesi più importanti dell'Eurozona (Germania, Francia e Italia) vediamo che la riduzione inglese è più marcata di quella degli altri tre paesi.

Quindi i dati relativi alla riduzione del monte salari reale complessivo confermano in buona sostanza che lo scenario post-svalutazione presenta gli stessi problemi, ma in maniera più accentuata, dello scenario deflattivo: riduzione dei salari reali, aumento della disoccupazione e anche riduzione della quota salari.

3) detto questo, ribadisco che non volevo e non voglio dimostrare che è meglio deflazionare che svalutare, cerco semplicemente di documentare, tenendo in considerazione il dato inglese e quello di altri paesi avanzati dell'Eurozona, che in un contesto post-svalutazione i salari reali possono ridursi in misura maggiore che in un contesto deflattivo o detto altrimenti uno scenario post-svalutazione esterna può essere peggiore di uno scenario post-svalutazione interna riguardo al valore dei salari reali (e non solo riguardo ai salari).


Ma non ci sono solo la riduzione dei salari reali, la riduzione della quota salari e l'aumento della disoccupazione a caratterizzare lo scenario post-svalutazione inglese, c'è anche l'aumento della disuguaglianza: 


 
Fonte: https://www.oxfam.org



Nel 2010, dopo la svalutazione del 2007-2009,  il Regno Unito figurava tra i paesi avanzati con il maggior livello di disuguaglianza: 



Inequality of income distribution, 2010


E' vero che anche in questo caso è problematico stabilire una correlazione specifica tra svalutazione e aumento della disuguaglianza perché tale aumento può dipendere in realtà da una pluralità di fattori ma è altrettanto vero che il problema persiste e si aggrava nel contesto di uno scenario post-svalutazione. 

Il tema della disuguaglianza è decisivo perché ci costringe a mettere il naso fuori dalla finestra e guardare il mondo reale lasciando perdere quello fantasy di Alberto Bagnai.

Nel mondo reale l'€ è solo una moneta che veicola, al pari di altre monete, alcune tendenze epocali: 

- la quota salari cala dappertutto a partire dalla metà degli anni '70




  
 - mentre la quota salari cala dappertutto i profitti invece salgono



 - questa divaricazione (che inizia a diventare stabile e sempre più pronunciata a partire dalla metà degli anni '80 ) produce un aumento delle disuguaglianze perché i profitti tendono ad auto-alimentarsi tramite il sistema finanziario che comincia ad espandersi velocemente su scala mondiale mentre la parte che remunera il lavoro tende a ridursi





- ma la stagnazione dei salari e la crescita delle disuguaglianze diventano ad un certo punto un fattore di crisi perché a lungo andare influenzano la capacità di spesa provocando un aumento dei debiti privati.


Secondo Michael Kumhof and Romain Rancière  Higher income inequality in developed countries is associated with higher domestic and foreign indebtedness. In particolare, secondo i due autori  increase in inequality has contributed to a deterioration in the richest countries’ aggregate savings-investment balances, as the poor and middle class borrowed from the rich and from foreign lenders. This, along with the other factors mentioned above, can fuel current account deficits.





Non solo: secondo i due autori, an increase in inequality translates into lower real wages for the bottom 95 percent of the population and higher indebtedness at home ad abroad.

E' quello che in pratica è successo negli USA a partire dagli anni '70 fino alla fase che ha preceduto la crisi-Lehman: in un sistema economico-sociale tendenzialmente iniquo la stagnazione dei salari ha provocato un aumento consistente del debito privato

Fonte: http://www.tcf.org/blog


ed un corrispondente aumento della disuguaglianza 






Anche sul piano globale la stagnazione dei salari e la crescita delle disuguaglianze ha provocato un aumento generalizzato del debito aggregato





- basta poco per far entrare in crisi un sistema globalizzato che sopravvive sulla base di disuguaglianze e debiti, privati e pubblici, che stanno diventando problematici perché fonte di squilibri: è sufficiente che fallisca un'importante banca privata e succede il finimondo.

- giunti a questo punto s'innesca un meccanismo perverso, un circolo vizioso: con l'aggravamento di una crisi che da strisciante diventa conclamata aumenta la disoccupazione, si riduce in modo brusco la quota salari, crolla la domanda interna nei paesi più deboli, aumenta dappertutto il peso dei debiti esteri (privati e pubblici), i creditori serrano le fila, si riduce la domanda globale, aumentano dappertutto le disuguaglianze, diminuisce la capacità di spesa della maggioranza della popolazione, si riduce ulteriormente la domanda interna nei paesi più deboli, aumenta ancora  la disoccupazione, aumentano di nuovo le disuguaglianze e via di questo passo.

Sono cose di cui ha scritto anche Alberto Bagnai ma lui le banalizza nella misura in cui finisce per spostare il focus sempre e solo sull'€ per attribuire all'€ colpe che l'€ non ha.

Le disuguaglianze sono cresciute anche nell'Eurozona? Sì, sono cresciute anche nell'Eurozona:


Fonte: Dawid Sawicki

ma l'€ non è la causa della crescita delle disuguaglianze, l'€ semplicemente asseconda, al pari delle altre monete, un tipo di sviluppo economico-sociale fondato sul debito prodotto dal capitalismo finanziario che si è sviluppato negli ultimi decenni su base mondiale.






C'è però una questione che vale la pena di esaminare: perché nella crisi dell'Eurozona i paesi che hanno sofferto di più e che hanno subìto una crescita della disuguaglianza piuttosto marcata sono stati quelli che avevano i debiti pubblici più alti (Italia e Grecia) e quelli senza un welfare sviluppato con forme di reddito minimo garantito (ancora Italia e Grecia)?

Vuoi vedere che la crisi dell'Eurozona non è solo una crisi di bilancia dei pagamenti e di debiti pubblici e privati ma è anche e soprattutto una crisi maturata per la crescente disuguaglianza sociale prodotta dallo sviluppo selvaggio del capitalismo finanziario? 

Ma cambiare moneta e svalutare potrebbe risolvere, almeno parzialmente, il problema? Pare di no:  il caso inglese ci mostra che dopo una svalutazione del cambio i salari reali e la quota salari possono ridursi in misura maggiore rispetto a situazioni nelle quali non è possibile agire sulla flessibilità del cambio. Inoltre il caso inglese ci mostra che dopo una svalutazione del cambio possono aumentare anche la disoccupazione e le disuguaglianze. In definitiva la svalutazione del cambio può implicare politiche di austerità non meno pesanti di quelle adottate da chi non può svalutare autonomamente.

Il caso inglese ci mostra che avere la sovranità monetaria e poter usare la leva del cambio flessibile per affrontare una crisi non è una condizione sufficiente per evitare l'austerità e tutto quello che essa comporta e ci suggerisce che rimuovere l'€ potrebbe essere inutile o addirittura controproducente per i paesi economicamente e socialmente più fragili mentre potrebbe essere utile per tutti rimuovere l'attuale governance politico-economica dell'€ e cambiare le regole per inoculare nel sistema elementi radicalmente riformisti per ridurre le disuguaglianze.

Sì, l'€ è una forma di governo ma rimuovere l'€ non implica la rimozione della forma di governo mentre la rimozione della forma di governo implica un € diverso e un'Europa diversa.


Ma Fiorenzo Fraioli non sarebbe d'accordo: lui crede che un recupero di competitività via svalutazione del cambio è molto meno problematico che non per via di una deflazione salariale.

Anzi, secondo Fiorenzo Fraioli

il conflitto distributivo causato da una deflazione salariale presenta dinamiche che avvantaggiano i ceti ricchi, mentre lo stesso conflitto distributivo, successivo a una svalutazione, lascia ai ceti meno privilegiati qualche strumento di difesa in più. Ad esempio, questi possono battersi per l'introduzione di meccanismi di indicizzazione.

A me pare piuttosto bizzarro ritenere che i ceti meno privilegiati avrebbero la capacità e la forza di battersi per l'introduzione di meccanismi di indicizzazione dei salari in un ipotetico scenario post-svalutazione: a parte il fatto che la battaglia per la scala mobile è stata perduta anni fa, a parte il fatto che bisognerebbe specificare cosa s'intende per ceti meno privilegiati (i disoccupati cosa sono?), a parte il fatto che i ceti meno privilegiati dovrebbe battersi per ottenere un reddito minimo di sostegno (in questa fase storica, qui in Italia, un obiettivo molto più importante di un'eventuale indicizzazione dei salari, IMHO),  a parte il fatto che nel Regno Unito il conflitto distributivo, successivo a una svalutazione, è stato vinto dall'austeriano Cameron, a parte tutto questo non vedo per quale ragione i ceti meno privilegiati avrebbero in futuro la capacità e la forza di battersi per il lavoro quando non riescono a battersi adesso per difendere il lavoro contro il capitale e ridurre le disuguaglianze? Perché i ceti meno privilegiati dovrebbero riuscire a fare dopo una cosa che non riescono a fare adesso

Datemi una risposta sensata e vi trasformerò il mondo.

P.S.  Una breve riflessione conclusiva: come vedete discutere senza insultare si può, ma Bagnai non vuole farlo, anzi lui non vuole nemmeno che si discuta, lui vuole solo pontificare.

___________________

Webgrafia


- Emiliano Brancaccio - Nadia Garbellini, Uscire o no dall'euro: gli effetti sui salari

- Thomas Goda, The role of income inequality in crisis theories and in the subprime crisis

. Andrew G Haldane, Twin Peaks

- Keynesblog, Uscire dalla crisi con Keynes

Riccardo Realfonzo - Angelantonio Viscione, Gli effetti di un’uscita dall’euro su crescita, occupazione e salari

- OECD, An Overview of Growing Income Inequalities in OECD Countries: Main Findings

- Krisnah Poinasamy, The true cost of austerity and inequality. UK case study

- Engelbert Stockhammer, Why have wage shares fallen? A panel analysis of the determinants of functional income distribution


- The Scale of Economic Inequality in the UK



Riccardo Realfonzo, Angelantonio Viscione

sabato 26 settembre 2015

A Bagnai manca l'umiltà di leggere un dato

Dopo aver attaccato in modo scorretto Francesco Giavazzi, dopo la fatwa contro Telese, dopo aver bacchettato Luciano Gallino e dopo aver minacciato di querelare chi ha giustamente messo in evidenza il carattere equivoco dell'attuale deriva rossobrunista di Alberto Bagnai, non poteva mancare la catilinaria delirante con la solita sequenza di stupidaggini e analisi fuorvianti. Contestare punto per punto le affermazioni scriteriate e senza fondamento di Alberto Bagnai sarebbe un'impresa titanica, mi limiterò pertanto a sottolineare la problematicità di un'affermazione che prova quanto sia superficiale (per non dire inconsistente) la Goofynomics di Alberto Bagnai.

Ad un certo punto Bagnai sostiene che "l'aggiustamento tramite cambio [...] non ha mai e da nessuna parte seriamente danneggiato i salari dei lavoratori (escluse alcune economie sudamericane per i motivi che sapete)" e a sostegno di questa tesi rimanda al post intitolato Svalutazione e salari: leggende metropolitane bipartisan.

Purtroppo questa affermazione non tiene conto della svalutazione della sterlina avvenuta tra il 2007 ed il 2009 e delle ripercussioni che tale svalutazione ha avuto sulla dinamica dei salari reali inglesi che hanno subìto, come si evince dalla seguente tabella, una consistente riduzione 






Come ha sottolineato nell'ottobre del 2014 Andrew G. Haldane, Chief Economist e Executive Director, Monetary Analysis and Statistics della Bank of England:

“Growth in real wages has been negative for all bar three of the past 74 months. The cumulative fall in real wages since their pre-recession peak is around 10%. As best we can tell, the length and depth of this fall is unprecedented since at least the mid-1800s!"  





Ovviamente è molto difficile stabilire se la svalutazione della sterlina sia stata la vera causa o la causa principale della riduzione dei salari reali inglesi, certo è che i dati ci dicono che dopo la svalutazione della sterlina i salari reali si sono ridotti in maniera significativa nel biennio successivo alla svalutazione ed in maniera ancora più accentuata negli anni successivi.


 Così come i dati ci dicono anche che dopo la svalutazione della sterlina la disoccupazione è aumentata





Quindi, riassumendo, non è corretto dire che "l'aggiustamento tramite cambio [...] non ha mai e da nessuna parte seriamente danneggiato i salari dei lavoratori" perché  i dati ci dicono che dopo la svalutazione della sterlina sono diminuiti i salari reali ed è aumentata anche la disoccupazione.

Questo vuol dire che in linea generale non si può escludere che vi possa essere, in certi casi,  un rapporto di causa-effetto tra svalutazione e riduzione dei salari reali e aumento della disoccupazione.

Se Bagnai avesse l'umiltà di leggere anche i dati che non gli fanno comodo, tutto il dibattito sull'€ sarebbe meno confuso e superficiale.