lunedì 8 agosto 2016

Alberto Bagnai ed il tramonto della Goofynomics

Due sere fa sul blog del Profeta di Pescara è accaduto un fatto curioso. Purtroppo non ho fatto in tempo a fare uno screenshot e quindi non posso documentarlo. Peccato ... Vi posso però raccontare quello che è successo:  ad un certo punto ho notato un commento, questo, che mi pareva meritevole di attenzione sia per il contenuto e sia perché si trattava chiaramente di un classico caso di censura oculata cioè di un commento senza diritto di replica pubblicato ad uso e consumo degli adepti per schernire il commentatore in questione.

Il direttore d'orchestra aveva dato il via alle danze con un sarcastico "Sei mitico" (che, in questo caso, nel linguaggio pippesco voleva dire "Sei un imbecille").

Sono intervenuto con una domanda semplice semplice ("Prof, perché non entra nel merito?") ma non stato preso in considerazione (tipico caso di silentium)

Ho aspettato qualche ora e poi, verso le 23, sono intervenuto con una domanda da finto tonto:

Prof,
una domanda relativa all'ultimo grafico: prima di Monti l'indice della produzione industriale era in fase ascendente ?

Non l'avessi mai fatto! Il Prof ha pubblicato la domanda e subito mi ha coperto con una valanga di insulti dicendo che non sono solo un malato di mente ma anche uno stupido perché a suo dire non sapevo leggere il terzultimo grafico del post.

A quel punto, verso le 23.45, senza reagire agli insulti, ho replicato con il seguente commento:

Prof,
quindi era in fase discendente, dico bene? E da quando?
Dal febbraio del 2011? Lei ritiene che il calo del periodo febbraio-novembre 2011 non abbia alcuna relazione con il calo del periodo successivo? Cioè che tutto quello che è stato deciso in termini di politica economica e fiscale nella fase che ha preceduto l'ingresso sulla scena di Monti non abbia avuto alcun influsso negativo sul periodo successivo ?

Poco dopo sono andato a vedere se per caso il commento era stato pubblicato ed ho notato subito che stranamente era calato (da 40 a 38) il numero dei commenti: scorrendo i commenti con mia grande sorpresa noto che era stata cancellata la mia domanda precedente e la replica al vetriolo del Prof.

Non saprei dire se il Prof si è autocensurato perché si è reso conto che la sua replica era troppo offensiva o perché si è reso conto che la mia domanda iniziale era troppo ingenua per essere la domanda di uno stupido, forse ha intuito il mio scopo e si è chiuso a riccio, fatto sta che volevo dimostrare che l'ultimo grafico del suo post e relativo commento sono fuorvianti perché danno l'impressione che il calo della produzione industriale del 2012 sia imputabile solo all'austerità di Monti, come se le manovre del duo Berlusconi-Tremonti non avessero avuto alcun impatto sulla recessione del 2012-2013.

Perché insistere sull'austerità di Monti e rimuovere il ruolo delle manovre del duo Berlusconi-Tremonti è così importante nella narrazione pippesca? Perché accentuare l'impatto negativo delle manovre di Monti è più facile perché sembra evidente a chi si accontenta di analisi abborracciate e perché è più facile, a furia di considerazioni superficiali, legare la figura di Monti alla crisi complessiva dell'€zona per arrivare a sostenere che l'euro comporta l'austerità e che non ci può essere un euro senza austerità.

Recentemente il Prof ha negato, a sua insaputa, di aver sostenuto una cosa del genere. Lo ha fatto quando si è lamentato dei CDS ( i cosiddetti Cretini di Sinistra) i quali avrebbero a suo dire il vizietto di attribuire all'avversario (cioè a lui) che una condizione sufficiente sia necessaria.

" ... questo i CDS - scrive il Prof - con me l'hanno fatto migliaia di volte: "Tu dici che l'euro implica l'austerità! Ma l'Inghilterra (o il Guatemala, o la Terra del principe Giorgio) non ha l'euro e ha fatto austerità!" E certo: perché l'euro è condizione sufficiente per l'austerità. Basta che ci sia il cambio fisso (o la moneta unica), e l'aggiustamento si scarica sui redditi (il recupero di competitività passa per il taglio dei salari).

Ma se l'€ è solo una condizione sufficiente per l'austerità come lo può essere qualunque moneta visto che l'aggiustamento si scarica sui redditi (il recupero di competitività passa per il taglio dei salari) anche dove l'€ non c'è (ad esempio UK ), ne consegue che tramonta l'implicazione euro=austerità:  l'austerità non è legata solo all'€ ma è in generale il frutto di scelte politiche che maturano in determinati contesti, quale che sia la moneta.

Inoltre, se l'aggiustamento si scarica sui redditi e sui salari a prescindere dalla moneta anche in presenza di politiche fortemente espansive (cfr. il caso del Giappone), se economie che hanno la stessa moneta reagiscono in maniera diversa alla crisi ed economie che hanno monete diverse reagiscono in maniera simile, evidentemente avere o non avere la sovranità monetaria è un falso problema perché si possono fare scelte di politica economica inefficaci o errate pur avendo la sovranità monetaria e si possono fare scelte di politica economica efficaci pur non avendola.

Giunti a questo punto comincia a tramontare anche la Goofynomics perché se avere o non avere la sovranità monetaria è un falso problema, se l'austerità non è legata solo all'€ ma è in generale il frutto di scelte politiche che maturano in determinati contesti, allora il problema non è l'€ ma come è stato e come viene gestito.

A sua insaputa lo ha ammesso ieri sera lo stesso Bagnai:

... non ci sarebbe stato nessun bisogno di applicare anticipatamente il bail-in, di strozzare la Grecia, di adottare il Fiscal compact ecc., se semplicemente si fosse preso atto del fatto che la crisi nella quale ci troviamo definisce circostanze eccezionali, quelle rispetto alle quali le normative sul bail-in prevedono una sospensione della sua applicazione, i Trattati europei prevedono infinite salvaguardie, compresi i controlli dei movimenti di capitali, ecc. [...] se la volontà politica di cooperare esistesse, non saremmo in crisi, perché, anche a legislazione vigente, una serie di decisioni ingiustamente punitive, prese con la scusa di "applicare le regole", sarebbero tranquillamente cadute nel regime di eccezione e quindi avrebbero tranquillamente potuto non essere prese, in nome della solidarietà e della condivisione dei costi del progetto europeo.

Insomma, se il problema non sta nell'€ in quanto tale bensì nella volontà politica che lo governa, se il problema non è l'€ ma la sua gestione, un altro euro è possibile ?
La risposta di Alberto Bagnai è NO, un altro € non è possibile, proprio perché manca lo spirito di condivisione per un progetto comune, manca la volontà politica di cooperare. Ecco perché è necessario uscirne. Ma in che modo? Sul punto la proposta di Alberto Bagnai è cambiata 3 volte in 5 anni (ne abbiamo già parlato nel post Bizzarrie peskaresi )

- uscita unilaterale
- euro a 2 velocità
- dissoluzione controllata dell'€zona

Il paradosso è che queste proposte ( cfr. ad esempio il Manifesto di Solidarietà   Europea che Bagnai ha sottoscritto poco dopo la pubblicazione del Tramonto) richiedono più spirito di condivisione per un nuovo progetto di assetto economico dell'Europa ed una maggiore volontà politica di cooperare di quanto non ne sia richiesta per arrivare a "riformare" l'€ o per convincere i partners europei che non è il caso di applicare rigidamente le regole dei Trattati date le condizioni eccezionali della crisi.

A questo punto tutta la Goofynomics può tramontare serenamente e non la rimpiangeremo, tanto più in considerazione del fatto che il Prof non ha più proposte da fare ma aspetta passivamente da almeno un annetto lo sfaldamento caotico, a suo dire imminente (ma lo dice da 5 anni), dell'€zona con conseguente guerra mondiale.

Allora la domanda é: se la cattiva gestione dell'€ è causata principalmente da un deficit di solidarietà e cooperazione, se per un'uscita "pilotata" o una dissoluzione concordata dell'€zona serve più solidarietà e cooperazione che per "riformare" l'€, se non è auspicabile una rottura traumatica dell'€zona perché il deficit di solidarietà e cooperazione aumenterebbe invece di diminuire (per non parlare del rischio di una crisi economica e finanziaria senza precedenti), non è preferibile e tutto sommato meno problematico creare le condizioni politiche per rimuovere il deficit di solidarietà e cooperazione che frena lo sviluppo e l'integrazione dell'€zona e correggere le disfunzionalità di sistema sulla base di una visione che ha come obiettivo centrale la diminuzione delle disuguaglianze ?

Al posto degli uomini abbiamo sostituito  i numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili.
(Federico Caffè)








25 commenti:

  1. Nel fare e disfare trattati contano i rapporti di forza che permettono di raggiungere un equilibrio stabile e non la volontà di cooperare ad un fine comune, queste sono cazzate per gli ingenui, se non hai una tua moneta il tuo potere contrattuale è decisamente e minore, la differenza tra Grecia e Gran Bretagna sta tutta li.

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  2. Ciao, ho appena scovato sia il tuo blog che quello di bagnai. Come potrai capire non un "adepto", anzi sto semplicemente cercando di farmi una opinione.

    Voglio però farti notare un grossolano errore che rende irrilevante la tesi del tuo post, dovuto al fatto che evidentemente non hai familiarità con i costrutti di base della logica deduttiva: dire che l'euro è condizione sufficiente per avere austerità, vuol dire proprio che se c'è l'euro, c'è per forza austerità, ma che se non c'è l'euro, l'austerità può esserci come può non esserci. Detto altrimenti, non può esserci euro senza austerità, ma può esserci austerità senza euro.

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  3. Purtroppo non hai capito un bel nulla della lezione del prof. Dispiace che ti addentri in temi che evidentemente non conosci e che ti fanno incappare in una serie di interpretazioni arbitrarie e di svarioni logici da principiante. Prima di sentenziare sull'inconsistenza delle tesi di Bagnai le dovresti perlomeno conoscere e subito dopo comprendere, il che platealmente non è.
    Un consiglio spassionato: lascia perdere, non ci fai una bella figura!
    La critica è ben accetta se è coerente: altrimenti è patetica.

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  4. aveva ragione Bagnai......non capisci una mazza!

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  5. l'euro comporta l'austerità e che non ci può essere un euro senza austerità .... non so se Bagnai l'ha detto ma lo ribadisco io, cioè ribadisco semplicemente ciò che hanno detto economisti di rilievo planetario: “What about competitiveness? Let’s be frank and brutal: the European strategy is basically for debtor nations to achieve relative deflation via high unemployment” (Paul Krugman, Krugman blogs, JULY 11, 2012 9:37 AM).

    In altri termini, una alta disoccupazione nei paesi periferici è strutturalmente connessa all'organizzazione dell'UE/UEM: i paesi periferici, penalizzati da un tasso di cambio reale sfavorevole (=moneta unica) che origina squilibri commerciali strutturali (=indebitamento estero), tentano di riallineare la bilancia commerciale (=recupero di competitività) attraverso una riduzione del costo del lavoro (=abbassamento di salari e stipendi) possibile solo in presenza di alti tassi di disoccupazione (=basso potere contrattuale dei lavoratoti).

    I paesi periferici sono strutturalmente costretti ad attuare politiche di deflazione salariale al fine di tentare di riequilibrare la loro bilancia commerciale (=riduzione dell'indebitamento estero) attraverso un aumento (sperato) delle esportazioni e una diminuzione (certa) delle importazioni (=minori acquisti di prodotti non nazionali a causa della riduzione del potere di acquisto dei cittadini).

    Si sapeva dall'inizio che la moneta unica avrebbe generato povertà, miseria e degrado sociale, tuttavia si è comunque deciso di intraprendere questa strada in quanto il benessere della popolazione non costituiva una priorità.

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  6. Quando citi l'UK lo fai a sproposito. In un contesto a moneta sovrana (sterlina) hai considerato i salari in termini reali .... Consideriamo poi che la crisi del 2008 è stata una crisi finanziaria e l'economia dell'UK è prevalentemente finanziaria, quindi, il calo degli stipendi ci sta tutto. Perché questa stessa cosa non è avvenuta in Svezia, ad esempio?

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  7. Anche l'ideologia liberista ha molto a che fare con l'austerità ..... e ricordiamo che il liberismo/liberoscambismo è sancito dai trattati.

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  8. Si possono fare scelte di politica economica efficaci pur non avendola (la sovranità monetaria)? Io non amo l'espressione "sovranità monetaria", preferisco "controllo della politica monetaria", sembra la stessa cosa ma non lo è. Senza il pieno controllo della politica monetaria come diamine puoi attuare politiche monetarie accomodanti (monetizzazione del deficit)? In tutti i testi di economia che si rispettino è riportato sostanzialmente quanto segue: "La terza modalità di finanziamento della spesa pubblica è anche la più espansiva: le risorse necessarie per finanziare la maggiore spesa pubblica provengono dall'aumento dell'offerta di moneta reso possibile dalla creazione di base monetaria aggiuntiva da parte della Banca Centrale. In questo caso, si potrà evitare la retroazione monetaria perché all'accresciuta domanda di moneta corrisponderà una maggiore offerta; pertanto gli agenti economici non dovranno liquidare le attività finanziarie in cerca di moneta e non vi sarà pressione al rialzo sui tassi di interesse. Si tratta, in definitiva, di un caso in cui politica fiscale e politica monetaria operano in modo coordinato allo scopo di imprimere una spinta espansiva all'economia. In questi casi si parla anche di politica monetaria accomodante. In passato, in molti paesi, il governo poteva imporre alla Banca Centrale di creare moneta per finanziare la spesa pubblica. Oggi, come vedremo meglio più avanti parlando della Banca Centrale Europea,questo privilegio per i governi non esiste più".

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  9. Consideriamo poi che un paese che ha il pieno controllo della propria politica monetaria NON può incorrere in fallimenti di diritto pubblico ( = impossibilità di rimborsare i TDS emessi e acquistati). Questa non mi sembra una cosa di poco conto.

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  10. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  11. La politica monetaria NON è MAI fine a se stessa, il suo scopo PREMINENTE è quello di finanziare la spesa pubblica. La possibilità di finanziare la spesa pubblica AUTONOMAMENTE è ciò che distingue uno stato-nazione da una colonia. Quindi, prima di affermare sciocchezze sarebbe bene approfondire LEGGENDO testi seri e non facendo ricercucce sulla rete.

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  12. RUDIGER DORNBUSCH:
    "La critica più seria all’Unione monetaria è che abolendo gli aggiustamenti del tasso di cambio trasferisce al mercato del lavoro il compito di adeguare la competitività e i prezzi relativi, diventeranno preponderanti recessione e disoccupazione" (“Euro fantasies”, Foreign Affairs, vol. 75, n. 5, settembre/ottobre 1996).

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  13. Amartya Sen
    "Che orribile idea l'euro" 21 maggio 2013
    «Quando tra i diversi Paesi hai differenziali di crescita e di produttività, servono aggiustamenti dei tassi di cambio. Non potendo farli, si è dovuto seguire la via degli aggiustamenti nell'economia, cioè più disoccupazione, la rottura dei sindacati, il taglio dei servizi sociali. Costi molto pesanti che spingono verso un declino progressivo».

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  14. Anthony Thirlwall
    The International Research Group on Employment Window on Work, No.4, 1998. pp49.
    Il fatto che gli stati che stanno aderendo all’euro abbiano soddisfatto certi criteri di convergenza è irrilevante per le loro future prospettive economiche.
    I criteri di convergenza riguardanti l’inflazione, la stabilità del tasso di cambio, i tassi di interesse, il deficit di bilancio e il debito pubblico sono tutti di natura monetaria, ma non c’è alcuna garanzia che la convergenza monetaria genererà una convergenza reale (tasso di crescita del prodotto e livello della disoccupazione) delle nazioni europee.
    Al contrario, è probabile che sia vero proprio l’opposto, e cioè che la convergenza reale richieda una DIVERGENZA MONETARIA.
    In Europa le differenze in termini di condizioni di vita, disoccupazione e tassi di crescita sono state amplificate proprio dalle politiche economiche attuate per soddisfare i criteri della convergenza monetaria.
    Ora la situazione sarà resa molto più problematica dal fatto che le nazioni che adottano l’euro abbandoneranno tutti gli strumenti della politica economica, come se improvvisamente si ritenesse che questi strumenti abbiano perso tutta la loro rilevanza.
    E’ questo che io chiamo “la follia dell’euro”.

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  15. Christopher Sims:
    "Il vero problema dell'UEM non è il conseguimento di un avanzo primario di bilancio in un prossimo futuro, bensì il fatto di dover rimborsare il debito in una valuta che non appartiene ad alcuno Stato. In virtù di questa ANOMALIA e non potendo più gli Stati emittenti affidarsi ai prestatori di ultima istanza (le banche centrali), il rischio percepito di default è aumentato a dismisura".
    In sostanza, Sims ribadisce che, in Europa, la possibilità di fallimento di diritto pubblico degli Stati è diventata realtà per tutti i paesi che hanno adottato l'euro (bella conquista!!!). Con le valute nazionali non vi era alcun rischio di fallimento in quanto le banche centrali potevano fornire allo Stato le risorse necessarie. Oggi, con l'euro, lo Stato è costretto a prelevare tali risorse dai cittadini, vessandoli con tributi che eccedono la loro capacità contributiva (art. 53 Cost.) e deprimendo ulteriormente l'economia. Seguono suicidi economici, fallimenti di imprese, disoccupazione dilagante, disperazione, aumento della micro-criminalità, edilizia pubblica in decadenza, sistema sanitario senza risorse (= mala sanità e decessi) ecc.

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  16. Paul Krugman
    Studente di dottorato di Dornbusch, ha insegnato a Yale, Mit, Stanford e Princeton. Premio Nobel per l’economia nel 2008.

    "Goodbye, Chicago boys. Hello, Mit gang" (New York Times, 2015).

    Ciao ciao ai seguaci di Milton Friedman che hanno dettato legge, in teoria e nella prassi, per l’ultimo quarto del Novecento; benvenuta la banda del Massachusetts Institute of Technology che sta rimettendo le cose a posto, grazie all’intervento pubblico in economia, alla moneta facile stampata dalla banca centrale e alla fisarmonica del disavanzo pubblico che si allarga quando c’è la recessione e si restringe con la ripresa.
    L’America s’è risollevata così e cresce senza sosta da cinque anni; dunque è la ricetta giusta, lo dimostra il fatto che l’Unione europea egemonizzata dal rigorismo tedesco resta ancora nella palude della stagnazione.

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  17. Paul Samuelson
    Vincitore della John Bates Clark Medal nel 1947 e del premio Nobel per l'economia nel 1970. Allievo, assieme a Paul Sweezy, di Joseph Schumpeter. Fondò la facoltà di economia al MIT nella quale ha insegnato per anni.

    La profezia: l'euro strozzerà l'Italia

    Autore del Trattato di economia (Economics) più studiato al mondo, nonché professore ad Harward, nel 1992 disse:
    «La vedo molto brutta con l'euro per il semplice fatto che l'unione monetaria non consente all'Italia di avere più una moneta a un livello tale da sostenere la competitività del suo settore industriale».

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  18. Wynne Godley
    Direttore del dipartimento di economia applicata dell'Università di Cambridge e fellow del King's College. Consulente economico governativo.

    ANNO 1997

    «Le nazioni dell'Euro, non solo rinunceranno alla propria moneta sovrana, ma anche alla loro capacità di spesa. Questo rischia di essere troppo costoso per loro, persino impossibile. Le restrizioni di budget a cui queste nazioni si sottopongono infliggeranno una depressione economica in Europa che non si potrà risolvere».

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  19. Christopher Pissarides
    Premio Nobel per l’economia nel 2010, presso la London School of Economics è titolare della cattedra Norman Sosnow in Economia e direttore del Programma di ricerca sulla macroeconomia al Centro per le Performance Economiche.
    «L'Unione Monetaria ha creato una generazione persa di giovani disoccupati e dovrebbe essere dissolta. L'euro ha bloccato la crescita e la creazione del lavoro. In questo momento sta dividendo l'Europa e la situazione attuale non è sostenibile».
    «L’Euro divide l'Europa e la sua fine è necessaria per ricreare quella fiducia che le nazioni europee una volta avevano l'una nell'altra. Non andremo da nessuna parte con l’attuale linea decisionale ed interventi ad hoc sul debito. Le politiche perseguite per salvare l'euro stanno costando all'Europa posti di lavoro e stanno creando una generazione persa di giovani laureati. Non certo quello che i padri costituenti avevano in mente».

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  20. L'euro COSTRINGE ad attuare politiche di austerità anche in presenza di clausole di salvaguardia nei trattati. Infatti, Sergio Cesaratto ha più volte dichiarato che un singolo stato periferico NON può attuare politiche espansive perché ciò, dato un tasso di cambio REALE sfavorevole, creerebbe deficit nella bilancia commerciale insostenibili.

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  21. ERA GIA' CHIARO MOLTO TEMPO PRIMA:

    Cyrus Vance
    Segretario di stato USA
    Anno 1978:

    “Dobbiamo bilanciare i nostri interessi di lungo periodo nell’unità europea come uno dei pilastri della nostra politica, con prudenza, per perseguire con continuità gli interessi economici e finanziari degli Stati Uniti. Tuttavia, un sistema monetario europeo potrebbe ridurre la flessibilità del tasso di cambio nei confronti del resto del mondo, indebolendo il processo di aggiustamento internazionale, impartire un bias deflazionistico (= deflazione e bassa crescita) di lungo periodo nell’economia globale o diminuire le predisposizioni istituzionali esistenti del sistema monetario mondiale.”

    Quindi, l’unità dell’Europa è sempre stata spinta dagli USA per motivi geopolitici, ma già dalla fine degli anni ’70 si temeva che adottare una moneta unica per più stati, con economie molto differenti, avrebbe portato a deflazione, dunque al drastico blocco della crescita mondiale.

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  22. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  23. Inoltre, la crescita della produttività italiana si arresta nel 1996 con l'agganciamento all'ECU, fase preparatoria per l'adozione della moneta unica nel 1999 .... se non ti piace Bagnai, in proposito puoi vedere lo studio di Manasse, Nannicini e Saia.

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  24. Domanda da "finto tonto" o da" vero tonto"?

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